Provocazione “antifa” a Milano: distrutto il vetro che protegge il murales di Ramelli

È un vetro anti-urto quello che la destra milanese fece apporre più di dieci anni fa davanti al murales sotto casa di Sergio Ramelli, nel luogo in cui il 13 marzo del 1975 il ragazzo subì l’aggressione che il 29 aprile lo portò alla morte. Il vetro serviva a proteggere la scritta «Ciao Sergio» dai numerosi oltraggi cui, nel tempo, era stata sottoposta. Romperlo non era affatto facile, ma la difficoltà dell’impresa non ha dissuaso i vandali che nella notte l’hanno spaccato. Alla parete ne è rimasto solo un pezzo, su cui si vedono ancora i segni delle scritte a bomboletta che, non potendo imbrattare quel saluto, venivano comunque tracciate sulla sua protezione. Il murales è rimasto pulito, probabilmente perché il rumore provocato dai colpi al vetro ha spinto i vandali ad allontanarsi in fretta. Qualcuno deve averlo sentito fra gli abitanti della stretta strada su cui si affaccia casa Ramelli, rimasta vuota da quando a dicembre la signora Anita, la mamma di Sergio, è morta. Non risultano però denunce o segnalazioni alle forze dell’ordine, ma non è escluso che lì per lì non si sia capito cosa stesse avvenendo. Certo è, comunque, che il vetro non si può essere rotto per un incidente: visti spessore e resistenza, non sarebbe bastata una sassata ben assestata per distruggerlo. Il comitato che sta organizzando il corteo in ricordo di Ramelli e di Enrico Pedenovi, l’avvocato iscritto al Msi ucciso esattamente un anno dopo il ragazzo, il 29 aprile 1976, ha deciso di lanciare un appello per finanziare l’acquisto di un nuovo vetro, in modo da preservare il più possibile quel saluto a Sergio. In vista del 29 aprile, quando il corteo commemorativo attraverserà le vie del quartiere, si provvederà a mettere una copertura provvisoria, mentre in piazzale Susa, da cui partirà la manifestazione, sarà allestito un punto di raccolta fondi per la riparazione definitiva, che ha un costo stimato di alcune migliaia di euro. Il comitato pensa anche a una iniziativa di crowdfunding – per dirla con un termine molto in voga – le cui modalità saranno definite nelle prossime ore. Sebbene vi siano buone speranze sulla possibilità di raccogliere fondi sufficienti, il pensiero non è del tutto confortante. L’aggressione a questo simbolo della memoria arriva, infatti, a conferma di un clima particolarmente esacerbato, in cui la rete antifascista milanese non riesce a darsi pace per essersi vista negare dalla Questura il permesso a una manifestazione di disturbo, che avrebbe voluto svolgere proprio nella data e nei luoghi della commemorazione. Subito dopo il «no» di via Fatebenefratelli – motivato con ragioni di ordine pubblico, ma accompagnato da una considerazione sul diritto della destra a svolgere in pace queste commemorazioni – gli antifascisti milanesi hanno promesso un’ampia mobilitazione per impedire quella che si ostinano a bollare come una «manifestazione nazi-fascista» e che, invece, è solo la commemorazione di due morti innocenti, assassinati dagli antifascisti di quarant’anni fa.