Presidenziali in Afghanistan, due ex ministri di Karzai al ballottaggio. Ma il suo “protetto” non passa….

Sarà un ballottaggio previsto per la fine di maggio a definire chi, fra due ex ministri del presidente uscente Hamid Karzai, lo sostituirà nella massima carica dell’Afghanistan per il prossimo quinquennio. In un’attesa conferenza stampa a Kabul, il presidente della Commissione elettorale indipendente (Iec), Ahmad Yousuf Nuristani, ha annunciato che in base ai risultati preliminari finali relativi al 100% dei voti espressi il 5 aprile scorso, Abdullah Abdullah ha ottenuto il 44,9% dei voti mentre il suo più diretto sfidante, Ashraf Ghani, il 31,5%. Da parte sua l’ex ministro degli Esteri Zalmai Rassoul, nonostante godesse del sostegno del capo dello Stato uscente, si è fermato ad un modesto 11,5% che gli permette solo di provare a giocare da ago della bilancia. Alcuni analisti lo ritengono però più vicino ad Abdullah che a Ghani. Prudente, Nuristani ha ricordato che per ora non sono cifre ufficiali perché devono ancora passare al vaglio della speciale Commissione che sta analizzando le centinaia di denunce di brogli presentate nelle scorse settimane. Il responsabile, conversando con i giornalisti, ha osservato che «con questi risultati, l’elezione presidenziale si avvia a un secondo round». Secondo la Iec, i votanti sono stati un po’ meno di sette milioni (6.892.816), su un corpo elettorale teorico di 13,5 milioni. Di essi, il 64% sono uomini ed il 36% donne. Il calendario elettorale prevede ora un intenso lavoro da parte della Iecc, incaricata di depurare i risultati dalle irregolarità commesse. Un’attività che, ha detto il suo portavoce, Nader Mohseni, potrà anche portare a modifiche dei risultati preliminari. Teoricamente questo lavoro dovrebbe terminare entro il 15 maggio con l’annuncio dei risultati ufficiali, ma pare accertato che i tempi non saranno rispettati. Per cui diventa teorica la data del 28 maggio per la realizzazione del ballottaggio. Già nei prossimi giorni si aprirà un’intensa fase di dibattito fra i candidati, e c’é chi non esclude che si possa trovare un accordo per evitare lo “spareggio” che implica uno sforzo finanziario per il governo afghano, e soprattutto richiama le forze di sicurezza ad un nuovo difficile impegno contro le minacce dei talebani e degli altri gruppi di insorti. Nel 2009, fu proprio Abdullah a gettare la spugna ritirandosi dal ballottaggio, motivando il suo gesto con la denuncia di di presunti “brogli su vasta scala” a favore di Karzai che cercava una riconferma del suo mandato. Chiunque sarà il presidente, si troverà ad affrontare rilevanti problemi accantonati per la campagna elettorale. Primo fra tutti quello della sicurezza, visto che entro la fine dell’anno si concluderà il ritiro delle truppe da combattimento della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf). Gli Usa hanno offerto all’Afghanistan un Accordo bilaterale sulla sicurezza (Bsa) che è stato approvato da tutte le parti, ma non firmato da Karzai. In base ad esso, un contingente di 10-15mila soldati americani resterebbe in territorio afghano per operazioni specifiche anti-terrorismo ed un lavoro di consulenza, formazione ed assistenza dell’esercito afghano.