Per il Pd campagna elettorale da separati in casa: Renzi a Torino, la sinistra dem a Roma

E per il partito democratico l’avvio di campagna elettorale è in puro stile da separati in casa. Matteo Renzi apre a Torino e nello stesso giorno a Roma, al teatro Ghione, la minoranza dei democratici, l’ala sinistra, si riunisce con Cuperlo, D’Alema e Bersani. Gli strali da Roma arrivano fino a Torino ma il premier li respinge con sufficienza: “Non perdiamo tempo a litigare tra noi, c’è tanto da fare, dobbiamo andare pancia a terra per cambiare l’Italia”. E nel suo stare “pancia a terra” Renzi non rinuncia alla consueta girandola di promesse: nel 2015, annuncia, interverremo sulle pensioni sotto i mille euro. E se Sergio Chiamparino da Torino dice grazie al leader Renzi per avere rotto gli schemi della sinistra (“Grazie a lui riprenderò la tessera”) a Roma suona un’altra musica. Quella del dissenso. Dice Gianni Cuperlo: la Costituzione non si tocca, è come una bibbia per noi e io non voglio sacrificarla per un accordo politico. E ancora: “Le norme della destra non diventano giuste se a proporle siamo noi”, sottolinea a proposito della riforma del lavoro, ammonendo il premier: no ad abbassare la soglia dei diritti con la scusa di “fare del bene”.

A sua volta Pierluigi Bersani incalza Renzi sulla legge elettorale: “Ci sono solo sette-otto cose da correggere – frase accolta da risate in sala – ora c’è una legge elettorale per una sola Camera con un megapremio di maggioranza per cui chi vince può nominare il presidente della Repubblica e gli assetti istituzionali del Paese. Questo da parte di un Parlamento formato essenzialmente da ‘abbastanza nominati’ “. E aggiunge che non è accettabile abolire del tutto il finanziamento pubblico ai partiti. E Massimo D’Alema guarda al futuro, si capisce che chiede alla sinistra di mettersi di traverso sulla strada di Renzi: “Noi dobbiamo essere il Pd, una minoranza deve aspirare a diventare una maggioranza. Non possiamo accettare che il Pd diventi un’altra cosa, che si spenga”.

Matteo Renzi, da Torino, raccoglie la sfida sul concetto di sinistra. Respinge l’accusa di voler portare il Pd a destra. “Sono d’accordo con Sergio, la sinistra che non cambia non è sinistra diventa destra, perde la dignità di essere sul fronte del progressismo”. Sono Cuperlo e Bersani, in quest’ottica, ad essere di destra in quanto “conservatori”. E se queste sono le premesse, la campagna elettorale promette uno scenario inedito: un pezzo del Pd che si oppone a un altro pezzo, una rissa immersa nella confusione indistinta delle etichette.