Per il bonus da 80 euro Renzi succhierà le risorse dal disastrato settore della Sanità (tagli per 2,4 miliardi)

In giornata il consiglio dei ministri varerà il provvedimento sul bonus in busta paga alle fasce più basse della popolazione. Il meccanismo dovrebbe funzionare, secondo una bozza, in questo modo: il massimo sarà concesso ai redditi tra 18.000 e 24.500 euro e sarà di 620 euro l’anno nel 2014 (in pratica 77,5 euro mensili da maggio), salendo poi a 950 euro l’anno dal 2015 (ovvero 79,1 euro al mese).Il bonus riconosciuto ai contribuenti salirà a 950 euro per la fascia tra i 19.000 e i 24.500 euro nel 2015, quando si spalmerà per l’intero anno. Sotto questa soglia il beneficio sarà del 5% sul reddito, mentre sopra questo scaglione è previsto un decalage. Nel governo però non c’è piena intesa sul decreto, che sarà limato e aggiornato fino all’ultimo, infatti i tagli maggiori per finanziare il bonus arrivano da un settore che ha già subìto la scure dei risparmi, quello della sanità. Si parla di un duro braccio di ferro tra il ministro Beatrice Lorenzin e il ministero dell’Economia. I tagli ammonterebbero a 860 milioni nel 2014 e saliranno a 1,5 miliardi nel 2015. “Si intaccano le prestazioni in questo modo”, denuncia allarmata Beatrice Lorenzin. Il decreto prevede anche altre riduzioni di spesa: tagli ancora più drastici che in passato alle auto blu (-70% di spesa rispetto al 2011), rinegoziazione dei contratti di fornitura e vendita di beni e servizi alla P.A. per un risparmio di almeno il 5%, chiusura del Pra, efficientamento dell’illuminazione pubblica, sforbiciata alla Difesa ed anche a Palazzo Chigi, nonché ripristino dell’Imu agricola faticosamente eliminata nella legge di stabilità. Per quanto riguarda il taglio degli stipendi ai manager pubblici si prevede un tetto massimo calibrato sul presidente della Repubblica, ovvero a 238.000 euro. Per le fasce più basse sono previste riduzioni progressive del 22% (ovvero a un massimo di 185.640 euro), del 54% (109.480) e del 60% (95.200). Nella misure sono inclusi i vertici di organi costituzionali, Bankitalia, Consob e Autorità indipendenti, nonché delle società partecipate dallo Stato. Non tutte però: ad essere escluse dal provvedimento sono infatti le quotate e quelle che emettono strumenti finanziari (come Fs e Poste ad esempio)