Pedofilia, da lunedì certificato penale obbligatorio per chi lavora con i bambini

Assumere una baby sitter? Prima si deve chiedere il suo certificato penale altrimenti si rischiano pesantissime sanzioni. Da lunedì prossimo entrano in vigore le norme antipedofilia e quindi chi assume personale che lavora a contatto con i minori avrà l’obbligo di richiedere al lavoratore il certificato penale del casellario giudiziale. Se non lo richiede, il datore di lavoro è soggetto a una sanzione che va dalle diecimila ai quindicimila euro.

Da questa incombenza si sono già sfilate le associazioni di volontariato che lavorano con minori grazie a una circolare diffusa ieri che ha escluso le imprese senza fine di lucro dalle sanzioni. L’obbligo del certificato del casellario giudiziale non grava, quindi, «su enti e associazioni di volontariato pur quando intendano avvalersi dell’opera di volontari». La norma generale è contenuta nel decreto legislativo 39 del 4 marzo 2014 attuativo di una direttiva comunitaria relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, e riguarda le organizzazioni (tranne quelle di volontariato) che impiegano personale le cui mansioni comportino contatti diretti e regolari con minori. La disposizione ha provocato com’era prevedibile un’alzata di scudi. Il certificato penale, secondo Assindatcolf (l’associazione sindacale dei datori di lavoro dei collaboratori), dovrebbe essere richiesto dal datore di lavoro al tribunale competente previa autorizzazione del lavoratore. L’autorizzazione del lavoratore serve, hanno spiegato da Assindatcolf, perché il certificato può essere richiesto solo dal soggetto interessato. «Si tratta di una procedura che aggrava enormemente le famiglie tanto più che per altri rapporti di lavoro per i quali serve il certificato penale è il lavoratore che ha cura di richiederlo personalmente e poi di produrlo al datore di lavoro. Inoltre – hanno aggiunto – mentre imprese e organizzazioni di volontariato hanno un’organizzazione sulla quale contare per le incombenze burocratiche i padri e le madri di famiglia si trovano ulteriormente oberati». Assindatcolf ha anche chiesto di rinviare l’entrata in vigore del decreto legislativo. L’Assindatcolf «pur condividendo le finalità e le buone intenzioni contenute nell’iniziativa legislativa, deve rilevare che l’introduzione dell’obbligo per il datore di lavoro di richiedere il certificato penale del futuro dipendente, porterà sia alla paralisi delle assunzioni sia a favorire le assunzioni in nero, penalizzando pesantemente un settore che costituisce un supporto fondamentale per le famiglie italiane». Polemiche sono arrivate anche dalla scuola. Il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna ha invitato il ministero dell’Istruzione a fare chiarezza. «Abbiamo ricevuto – ha spiegato – molte telefonate dalle scuole perché c’è preoccupazione che in assenza di un tempestivo chiarimento da parte del ministero ci possano essere dirigenti scolastici che richiedano a tappeto certificati antipedofilia a tutto il personale, insegnanti e bidelli. È ovvio – ha aggiunto il sindacalista – che la materia deve avere per la scuola una sua specifica regolamentazione. Il ministero non può ignorare la questione e non può lasciare le scuole in una situazione di incertezza che rischia di creare tensioni tra il personale».