Pazienti “parcheggiati” nelle sale operatorie: accade all’ospedale San Camillo

Mancano i posti letto in ospedale? Nessun problema, la soluzione è stata subito trovata: i degenti vengono “parcheggiati” in sala operatoria. Possibile? E’ quello che, secondo una denuncia del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, sta accadendo al San Camillo di Roma, uno dei più grandi ospedali europei. In definitiva nel nosocomio le sale operatorie vengono usate come posti letto per i malati più gravi.
La notizia è trapelata dopo che i familiari di alcuni pazienti in visita ai propri cari ricoverati si erano visti negare l’accesso perché il blocco operatorio è una struttura chiusa alla quale possono aver accesso solo i congiunti dei pazienti più gravi. Gli altri non vengono fatti entrare. Da lì è partita una segnalazione all’Urp della struttura che ora sta creando parecchio imbarazzo all’interno del nosocomio. «Alcuni parenti hanno segnalato queste situazioni all’Urp, segnalazioni sicuramente lette ma cui non si è mai dato seguito – dicono dal Nursind – Questa è una storia che da eccezionale è diventata un’abitudine, tanto che i letti aggiunti nelle camere operatorie del “Lancisi” sono oramai parte integrante dell’ambiente lavorativo.
«La situazione è nota alla Direzione – spiegano dal sindacato – Fra l’altro letti e barelle che sostano nelle sale della Camera Operatoria Neurochirurgica bloccano,di fatto, gli interventi. Questi pazienti ad altissimo rischio sanitario sono oramai una costante all’interno dell’unità operativa, e fluttuano con degenze dalla durata massima di ventuno giorni a degenze attuali di una settimana».
Ora nella sala tre del padiglione Lancisi (parliamo sempre di camere operatorie) tre pazienti sedati e intubati sono assistiti dal personale della camera operatoria, personale che, sottolinea il Nursind – istituzionalmente dovrebbe fare altro e non un’assistenza diretta tipica di una rianimazione».
La situazione è molto delicata e porta, come conseguenza, «a una condizione igienico sanitaria al limite della normale decenza – denuncia il sindacato – dove la mancanza di filtro tra l’intervento e il paziente fa emergere una seria prevenzione delle infezioni. A tutto ciò si somma il malessere del personale infermieristico che, pochi giorni fa, ha inviato lettere di trasferimento in aperta polemica con la situazione che si vive oggi.
Di qui la richiesta diretta all’azienda di ripristinare i normali «percorsi interni» riservati «alla gestione dei pazienti critici, l’eliminazione dei posti letto nella sala tre della camera operatoria di Neurochirurgia e quindi il ripristino di una situazione igienico sanitaria degna di questo nome».