Parte ufficialmente l’affidamento in prova, Berlusconi ha firmato: ecco le 12 regole fissate dal tribunale

Silvio Berlusconi ha firmato, nella sede dell’Ufficio esecuzione penale esterna, il decreto che contiene le prescrizioni con cui viene dato il via all’affidamento in prova ai servizi sociali così come stabilito dal Tribunale di Sorveglianza di Milano. Berlusconi è arrivato accompagnato da Niccolò Ghedini, il suo difensore storico che è anche parlamentare di Forza Italia, oltre che per firmare il decreto con le 12 “regole” fissate dal tribunale di Sorveglianza, per un colloquio con Severina Panarello, la responsabile dell’Uepe. L’ex premier deve scontare la pena di un anno per la condanna definitiva nel processo Mediaset. Per il leader di Forza Italia è iniziato così di fatto l’affidamento in prova. Con la sottoscrizione del documento in cui i giudici hanno messo nero su bianco i “paletti” entro i quali Berlusconi si dovrà muovere e che comunque gli consentiranno l’ “agibilità politica” prenderà il via il percorso di “rieducazione” che comprenderà anche l’assistenza agli anziani del centro di Cesano Boscone dell’Istituto Sacra Famiglia. Un appuntamento fisso per Berlusconi: una volta alla settimana per almeno quatto ore di fila. Il Cavaliere dovrà rispettare dodici regole ben precise, stabilite una settimana fa dal Tribunale di sorveglianza di Milano che gli ha concesso la misura alternativa della detenzione domiciliare. Come si legge nel provvedimento del giudice Beatrice Crosti, oltre all’obbligo di firmare il verbale entro dieci giorni dalla notifica dell’ordinanza di affidamento in prova (è avvenuta la mattina dello scorso 15 aprile), l’ex capo del governo «dovrà mantenere contatti con l’Uepe, secondo quanto dallo stesso ufficio indicatogli», in particolare avere colloqui «con l’assistente sociale designato con la frequenza» stabilita (in genere la cadenza è mensile). Dovrà, inoltre, «fissare la propria dimora in Arcore» a Villa San Martino, da cui potrà uscire dalle 6 per «farvi ritorno entro le ore 23, con divieto di uscire fino al mattino successivo, se non per comprovate gravi necessita, preventivamente comunicate alle Forze dell’Ordine e da documentare tempestivamente all’Uepe» e «non potrà abbandonare la Regione Lombardia, salvo», come aveva chiesto, per andare a Roma, a Palazzo Grazioli: «previo avviso all’Uepe e alle Forze dell’Ordine», gli è concesso recarsi nella Capitale, «presso il domicilio in via del Plebiscito, dal martedì al giovedì, fermi restando gli obblighi orari» indicati (uscire di casa dalle sei di mattina alle 11 di sera), «con rientro al domicilio di Arcore entro le ore 23 del giovedì stesso». Berlusconi poi «non potrà compiere viaggi notturni né viaggi all’estero» e nemmeno «frequentare pregiudicati e tossicodipendenti, omettendo altresì di frequentarne gli ambienti» e «dovrà predisporre tutti gli accorgimenti necessari per agevolare i controlli da parte delle Forze dell’ordine», «adempiere puntualmente agli obblighi di assistenza familiare» (l’assegno di 1,4 mln al mese a Veronica Lario) e «svolgere attività socialmente utile/di volontariato»: dovrà assistere gli anziani ospiti nel Centro di Cesano Boscone della Fondazione Sacra Famiglia, anche con «mansioni di animazione» e magari già a partire dal prossimo week-end, per almeno quattro ore di fila e per una volta alla settimana. Inoltre «dovrà portare sempre con sé copia» del provvedimento e, per qualsiasi “variazione di programma” chiedere autorizzazione al magistrato di Sorveglianza Beatrice Crosti. Quel magistrato cui toccherà valutare l’«esito finale della prova» e cioè se il leader di Forza Italia sia riuscito a «portare a maturazione quel processo di revisione critica, di emenda, oggi in fieri» necessario per “saldare il conto” con la giustizia, se concedere o meno i 45 giorni di liberazione anticipata e se revocare eventualmente l’affidamento in prova per disporre la detenzione domiciliare qualora pronunciasse parole «offensive» e di «spregio» nei confronti dei giudici.