“Operazione San Gennaro” in Kerala: il tesoro del tempio rubato (e sostituito con delle patacche)

È un colpo da film quello che sembra essere stato messo a segno in un tempio del Kerala, la regione del sud dell’India divenuta tristemente nota in Italia per l’arresto dei due marò. Stimato in 15 miliardi di euro, il tesoro potrebbe essere stato rubato e sostituito con imitazioni placcate d’oro. Con delle patacche. A raccontare la vicenda

è stata la tv Cnn-Ibn, dopo essere entrata un possesso di un rapporto presentato da un legale incaricato dalla locale Corte Suprema di risolvere questo caso così imbarazzante per le autorità locali. In un sopralluogo all’antico tempio Sree Padmanabhaswamy, dedicato al dio Vishnù, nel capoluogo di Trivandrum, è stata scoperta l’esistenza di attrezzature per la placcatura in oro, un vero laboratorio nel quale potrebbe essere stato messo a punto il clamoroso colpo. «Si teme che alcuni oggetti e ornamenti originali siano stati portati via e sostituiti con dei falsi», ha spiegato l’emittente. L’avvocato Gopal Subramaniam, un famoso principe del foro che ha compilato il rapporto, ha chiarito di sospettare che il tesoro, di cui è stata rivelata l’esistenza solo tre anni fa, «venga sistematicamente sottratto da alcune influenti personalità» locali, alimentando un traffico di oggetti preziosi. Subramaniam ha lasciato intendere l’esistenza di complicità con i vertici dell’amministrazione del luogo sacro che appartiene alla famiglia dell’ex maharaja di Travancore, il ricco regno che ha dominato l’estremità meridionale dell’India dal XVIII secolo fino al 1949, quando sono stati aboliti i principati indiani. Lo scorso dicembre, l’ex maharaja di Travancore, Uthradom Tirunal Marthanda Varma, è morto all’età di 91 anni e la gestione del tempio è stata affidata (con il beneplacito della Corte Suprema) al discendente maschio più anziano Moolam Tirunal Rama Varma. Dopo il ritrovamento dell’enorme quantità di gioielli, pietre preziose, monete e oggetti sacri in diversi sotterranei, la Corte Suprema aveva ordinato un inventario che non è mai stato completato per timore di una “maledizione” divina, in particolare in una cripta contrassegnata dal simbolo di un serpente. Per ragioni di sicurezza, il complesso sacro è stato trasformato in una “fortezza” con la protezione esterna della polizia 24 ore su 24 e con un sistema di telecamere che sorvegliano la cinta muraria. Inoltre, i brahmini, che amministrano le funzioni religiose riservate ai soli credenti indù, sono armati di pistola. Misure che, a quanto pare, potrebbero non essere servite a proteggere il tesoro sacro.