Nozze gay per la prima volta “riconosciute” anche in Italia dal tribunale di Grosseto

Matrimoni tra omosessuali in Italia: un giudice ha detto sì, che si può. Il tribunale di Grosseto ha ordinato al Comune «di trascrivere nei registri di stato civile il matrimonio» fra due uomini, italiani, celebrato con rito civile nel dicembre 2012 a New York. Secondo il magistrato, nel codice civile «non è individuabile alcun riferimento al sesso in relazione alle condizioni necessarie» alle nozze.

Una decisione, e peggio ancora la sua pretestuosa argomentazione, che apre la strada alla istituzionalizzazione di una nuova famiglia. Uno “spettro” sociale evocato ad ogni nuova modifica legislativa, che ibridizza sempre di più i suoi connotati: non è un caso, allora, e non può essere certamente trascurato – viste le future implicazioni sociali – che la singolare decisione giuridica della città toscana arrivi nello stesso giorno in cui la Corte Costituzionale, in Camera di Consiglio, ha dichiarato l’illegittimità degli articoli relativi al divieto di fecondazione eterologa. Una decisione che, in altre termini, sancisce il diritto a ricorrere a un donatore nella procreazione medicalmente assistita.

Del resto, matrimonio e figli sono due facce della stessa medaglia: e allora, l’ordinanza toscana di ieri crea un precedente unico in Italia. Un risultato conseguito a seguito di un percorso a ostacoli che ha evidenziato le difficoltà intrinseche di un’affermazione giuridica del genere.

Infatti, dopo essersi sposati con rito civile a New York, nel dicembre 2012, un giornalista e un architetto, 68 e 57 anni, chiesero al Comune di Grosseto di trascrivere le nozze nel registro di stato civile. L’Ufficiale si rifiutò, perché, sostenne, «la normativa italiana non consente che persone dello stesso sesso possano contrarre matrimonio». A quel punto, assistiti dall’avvocato Claudio Boccini, i due hanno fatto ricorso. E nonostante anche il pm fosse contrario all’accoglimento, il giudice di Grosseto ha dato il via libera in virtù dell’asserzione secondo cui, nel codice civile, non sarebbe esplicitamente presente alcun riferimento al sesso in relazione alle condizioni necessarie al matrimonio. Di più: nella sentenza, il giudice spiega anche che non è «previsto, nel nostro ordinamento alcun impedimento derivante da disposizioni di legge alla trascrizione di un atto di matrimonio celebrato all’estero». Il mondo gay, naturalmente, è in tripudio e in subbuglio al tempo stesso, ed eleva al quadrato il significato di una sentenza “apripista” di questa portata. Con buona pace dei sostenitori di una famiglia tradizionalmente intesa, fondata – senza necessità di richiami sessuali e di apposite specifiche – sul matrimonio tra un uomo e una donna, futuri madri e padri, non genitore 1 e genitore 2…