No Tav, arriva il soccorso rosso degli intellettuali firmaioli

Tra l’eversione più esagitata e l’intellighenzia più agitata la corrispondenza si fa sempre più solida e inquietante. Non sono bastati gli sconclusionati appelli di Erri De Luca e Gianni Vattimo. Ora i No Tav ricevono un ulteriore incoraggiamento e una sconcertante copertura ideologica da un altro gruppo di intellettuali dalla firma facile.  Il filosofo Giorgio Agamben è il primo, in ordine alfabetico, a sottoscrivere un appello «per la liberazione dei corpi e del dissenso politico» promosso dall’associazione “Lista effimera”. Nel documento si criticano, fra l’altro, le accuse di terrorismo mosse dalla procura di Torino a quattro simpatizzanti No Tav. Una particolarità dell’appello è quella di essere  redatto anche in francese, inglese, tedesco e spagnolo.  Astrusi nella prosa (il riferimento ai “corpi” è una derivazione della teoria del “biopotere” elaborata da Agamben), i nuovi firmaioli si fanno quindi anche transnazionali.  Tra i sottoscrittori figurano accademici, scrittori, avvocati, oltre che dall’Italia, anche da altri Paesi come Francia, Germania, Austria, Spagna, Croazia, Australia, Canada, Stati Uniti. Sconvolti di tutto il mondo unitevi! «Ci allarma e ci preoccupa – si legge nel testo – il clima di controllo e di neocapitalismo particolarmente violento nei confronti degli attivisti del movimento No Tav in Val  di Susa». Ci sono  riferimenti anche alle ordinanze di divieto di dimora o di arresti domiciliari che in numerose città italiane hanno colpito chi «ha manifestato dissenso politico». «Durezze fuori misura», secondo l’appello, che mostrano il volto di «un potere che ha cambiato natura». Qui l’unico cambiamento di natura non attiene al potere ma al buon senso. Il «dissenso politico» di cui gli “insigni” professori reclamano la tutela si è manifestato attraverso le molotov, le bombe carta, le spranghe, le intimidazioni, le aggressioni, l’assalto ai cantieri della Val di Susa.

Ci troviamo di fronte a un caso di deriva violenta della cultura? No,  perché gli intellettuali amici degli spaccatutto più violenti non fanno altro che seguire una vecchia vocazione di una parte dell’intellighenzia europea, l’intellighenzia rivoluzionaria, quella che scambia i propri delirii per realtà, stravolgendo completamente le categorie della razionalità e violando le elementari regole della civiltà. Non ci sarebbe tanto da preoccuparsi se poi tutto rimanesse confinato in ristretti circoli di professori dalla testa un po’ balzana. Il problema vero è che certi proclami incitano i violenti a essere sempre più arroganti e a sentirsi sempre più impuniti.