New York allenta la morsa antiterrorismo ma al Qaida minaccia: «Dobbiamo eliminare l’America»

New York mette fine a uno dei metodi investigativi più controversi adottati dopo l’11 settembre 2001. La polizia della città delle Torri Gemelle abbandona il programma segreto di spionaggio dei musulmani, che prevedeva agenti in borghese nelle aree popolate da islamici per spiare conversazioni e raccogliere informazioni. Secondo il “New York Times” si tratta della prima “svolta” impressa dal nuovo commissario del New York Police Department, William Bratton, in quello che è un segno di rottura dell’amministrazione di Bill de Blasio rispetto ad alcune delle pratiche di intelligence del post-11 settembre adottate dal suo predecessore Ray Kelly. La decisione si allinea con le recenti mosse del governo federale di revisione di alcune politiche restrittive e di limitazione delle libertà imposte dopo le stragi del 2001 alle Twin Tower e al Pentagono: attraverso sistemi tra cui l’intercettazione e la raccolta a tappeto di megadati praticata della National Security Agency (Nsa) fino allo scandalo Datagate, emerso grazie alle rivelazioni della “talpa” Edward Snowden. È un segno che la stagione del “grande terrorismo” è superata e che i jihadisti di al Qaida sono diventati meno pericolosi? Difficile dirlo. Forse è solo una coincidenza ma, a poche ore dalle rivelazioni sul cambio di rotta della polizia di New York, la Cnn è entrata in possesso di un video che mostra addirittura un centinaio di combattenti di al Qaida immortalati «nel più vasto raduno di jihadisti in molti anni» e arringati nello Yemen dal numero 2 globale della rete che fu di Osama bin Laden: Nasir al-Wuhayshi, capo dell’organizzazione nella penisola arabica. «Dobbiamo eliminare la croce… Chi porta la croce è l’America», proclama al-Wuhayshi rivolgendosi ai suoi, incurante di potersi ritrovare bersaglio di un drone, nel video finito adesso al microscopio dell’intelligence Usa. La decisione di New York di abbandonare il programma di spionaggio indiscriminato sui musulmani non aveva del resto mai convinto quanto a efficacia nella lotta al terrorismo e soprattutto non era mai stato mai popolare: anzi, aveva esposto il Dipartimento di Polizia a due azioni legali e attirato una pioggia di critiche da parte delle associazioni a tutela dei diritti civili e di esperti della stessa Fbi, secondo cui l’iniziativa metteva in realtà in pericolo la coesione sociale e quindi la sicurezza nazionale.