Morire per un “selfie”. Post dopo post, gli ultimi minuti di vita di una giovane americana

Morire per postare su Facebook un selfie, con tanto di didascalia, mentre si è al volante. Purtroppo non è l’istantanea choc di uno spot di quelli modello “pubblicità e progresso” per invitare alla prudenza mentre si guida. No: è la tragica verità di una notizia di cronaca che arriva da oltreoceano, che rivela quanto accaduto a un’automobilista del North Carolina. Courtney Ann Sanford – come riportato dal New York daily news – è morta sul colpo in seguito a uno schianto frontale con un camion, il cui conducente è rimasto illeso, avvenuto un attimo dopo l’ultimo messaggio postato sul popolare social network. E in questo, ahinoi, la timeline del profilo Facebook è servita a ricostruire nell’immediato la tragica sequenza degli eventi mortali: Courtney ha pubblicato alle 8:33 a.m. la frase «The happy song makes me happy», riferendosi probabilmente alla canzone di Pharrell Williams, e un minuto dopo è arrivata la chiamata di emergenza alla centrale della polizia. La dinamica dell’incidente è tristemente chiara: l’automobilista si è distratta perdendo di vista la strada e ha invaso la carreggiata opposta, da dove arrivava un mezzo pesante. Inoltre, dalle indagini è emerso che la ragazza aveva appena pubblicato diversi autoscatti mentre era al volante. «In pochi secondi una vita è stata spezzata per comunicare agli amici la propria felicità – ha dichiarato il Tenente della Polizia di High Point, Chris Weisner all’emittente Wghb – è un triste promemoria per tutti i guidatori». E un episodio tragico che mette sul banco degli imputati l’ossessivo ricorso all’autoscatto, talmente maniacale e invasivo da essere legittimamente assurto al rango di patologia comportamentale. Ora, malessere che rischia di cronicizzarsi o semplice moda dell’egocentrismo, cambia poco: quello che per moltissimi è stato fino ad oggi un paranoico malcostume internetico, mirato ad auto–immolarsi sul web in qualunque posa, momento, situazione della propria giornata, magari anche poco consona, è costato la giovane vita a una ragazza incauta quanto sfortunata.