Milano ha ricordato Ramelli e Pedenovi: in duemila con fiaccole e bandiere

Con due manifestazioni più di duemila persone hanno commemorato martedì sera a Milano tre esponenti dell’estrema destra milanese uccisi dall’ultrasinistra. I militanti di destra hanno reso omaggio a Sergio Ramelli, mortalmente ferito il 29 aprile 1975 da esponenti di Avanguardia Operaia, a Enrico Pedenovi, aggredito e ucciso l’anno dopo, e a Carlo Borsani, eroe della Rsi. Un corteo con una fiaccolata è partito alle 19 da piazzale Susa ed è sfilato fino a via Paladini, mentre un secondo corteo con fiaccole è partito alle 22 da piazzale Piola per raggiungere viale Lombardia, in entrambi i casi tra due ali di forze dell’ordine che hanno praticamente blindato un’intera zona della città per evitare contatti con l’ultrasinistra. Vari comitati antifascisti si sono infatti dati appuntamento in piazza Oberdan e hanno dato vita a una contromanifestazione che si è fermata vicino piazza Risorgimento, a poche centinaia di metri dai luoghi dove l’estrema destra stava commemorando i suoi caduti. Fortunatamente non ci sono stati contatti tra le fazioni contrapposte e tutte le manifestazioni si sono svolte senza particolari tensioni. La questura ha intimato ai due cortei dell’estrema destra – annunciati da manifesti con la sola firma “I camerati” e il titolo “Noi non dimentichiamo” – di non sfilare con bandiere raffiguranti croci celtiche e la disposizione è stata prevalentemente rispettata. I giovani però hanno indossato camicie bianche per ironizzare contro il divieto di indossare quelle nere e hanno sventolato solo bandiere tricolori. Non sono mancati i saluti romani, a centinaia, al momento del tradizionale “presente”, scandito davanti alle targhe commemorative di Ramelli e Pedenovi. Gli unici episodi violenti sono avvenuti in serata quando ignoti, probabilmente dell’ultrasinistra, hanno tentato, invano, di entrare nella sede della Fiamma Tricolore, in via Tosi. Un altro gruppo di ultras ha invece danneggiato la sede di Forza Nuova in via Palmieri.
Per la prima volta alla cerimonia di commemorazione per Ramelli, svoltasi martedì mattina, c’era il sindaco Giuliano Pisapia, alla guida di una Giunta di centrosinistra. «Ci sono voluti tre anni – ha commentato Riccardo De Corato, vicepresidente del Consiglio comunale e capogruppo di Fratelli d’Italia–Alleanza Nazionale in Regione Lombardia – ma finalmente questa volta il sindaco era presente. Avevo detto che la pacificazione si fa coi gesti e non con le parole, e quello di oggi (martedì, ndr) è stato un gesto molto importante che va nella direzione giusta. Pisapia mi ha anche detto che il prossimo anno intende fare una commemorazione più significativa, dato che cadrà il 40esimo anniversario dell’assassinio di Sergio da parte di Avanguardia Operaia: ci conto. Dopo la deposizione della corona ai Giardini Ramelli, siamo andati a ricordare Enrico Pedenovi. Il sindaco purtroppo aveva un impegno, ma sono stato onorato di poter dire io due parole in ricordo del sacrificio di Pedenovi. La sera prima dell’omicidio, a opera di un commando di Prima Linea, ero con lui nella sede del Msi a cercare (con molte difficoltà) un prete che volesse officiare la messa in memoria di Ramelli a un anno dalla morte. La mattina dopo seppi che gli avevano sparato mentre stava tranquillamente leggendo il giornale in macchina». Apprezzamento per la presenza di Pisapia è stato manifestato anche da Giulio Gallera, consigliere e coordinatore cittadino di Forza Italia Milano.