Mentre l’Italia affonda tra recessione e promesse, perfino il Portogallo decolla…

Italia, Paese che predica bene e razzola male. Persino il Portogallo fa meglio di noi, con prospettive di crescita migliori. L’agenzia di rating Fitch ha rivisto la prospettiva sul debito del Portogallo, uno dei Paesi più deboli dell’Eurozona, soccorso durante la crisi, da “negativo”a “positivo”. Fitch spiega il miglioramento della previsione con gli sforzi di bilancio fatti da Lisbona e con la

stabilizzazione generale dell’economia. «Il Portogallo progredisce bene nella riduzione dei suoi deficit di bilancio», ritiene l’agenzia di rating. Il Paese è stato uno di quelli più duramente toccati dalla crisi dei debiti sovrani della zona euro nel 2011 e ha dovuto beneficiare di un prestito di 78 miliardi di euro da parte dell’ Ue e del Fondo monetario nel maggio dello stesso anno. La fine del piano di aiuti è previsto per il 17 maggio prossimo, e i dirigenti europei e portoghesi propendono per una uscita senza misure di sicurezza, ma alcuni economisti ritengono che sia troppo rischioso bypassare un programma cautelativo. Il Portogallo aveva testato con successo i mercati in gennaio e febbraio. L’agenzia reputa, a questo riguardo, che il Paese avrebbe interesse ad approfittare di una linea di credito di sicurezza. Il Portogallo soffre ancora di un debito che sfiora il 130% del Pil, il tasso di disoccupazione è al 15,3% e il governo prevede una crescita dell’1,2%, dopo una recessione dell’1,4% nel 2013. Fitch ha innalzato la previsione di crescita per il 2014 dallo 0,2% all’1,3%. Proprio niente male, calcolando che tra i cosiddetti “Piigs” (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna) il Paese aveva le performance peggiori, quelle che più si avvicinavano alla Grecia, per intenderci.

E l’Italia? Gli indicatori economici previsti dal Documento di economia e finanza di Renzi e da altri inindicatori di crescita non descrivono le “magnifiche sorti e progressive” annunciate dal premier. Anzi, dai dati del Fondo monetario internazionale emerge che quest’anno la performance dell’economia italiana sarà equivalente a quella della Grecia (+0,6%) con solo Finlandia, Slovenia (+0,3% in entrambi i casi) e – con un grande distacco – Cipro (-4,8%) a fare peggio all’interno dell’area Euro. L’anno prossimo però si verificherà il riscatto di Atene (+2,9%)con Roma che crescerà tanto quanto Helsinki (+1,1%) ma continuerà solo a fare meglio di Lubiana (+0,9%) e Nicosia (+0,9%). Secondo i dati presentati dal governo il Pil, quindi, crescerà dello 0,8% quest’anno, per arrivare a all’1,3% nel 2015, numeri che hanno confermato quelle che erano state le indiscrezioni della vigilia della presentazione del Def che parlavano di una revisione al ribasso della crescita del Paese, stimata in precendenza all’1%. Certo, i confronti con la Grecia e il Portogallo e i loro sistemi economici sono da prendere con le pinze, perché è come se da una parte si rimettesse in moto una motocicletta e dall’altra un tir. Ma fa una certa impressione osservare, comunque, una classifica che ci avvicina alla Grecia e ci fa superare dal Portogallo. Queste cifre, in altri tempi e con altri governi, sarebbero state salutate come un fallimento, tra gli insulti generali. Oggi invece dovrebbero precludere al “libro dei sogni” scritto da Renzi…