L’omicidio di Meredith: archiviato il caso del magistrato che rilasciò un’intervista all’indomani delle condanne

Il Csm chiude con l’archiviazione il caso del giudice Alessandro Nencini, finito nella bufera per un’intervista all’indomani della condanna di Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l’omicidio di Meredith Kercher. Ma bacchetta il magistrato, definendo “inopportune” le sue dichiarazioni e invia gli atti alla Commissione sugli incarichi direttivi. Le dichiarazioni di Nencini sono inopportune «perché rilasciate prima del deposito delle motivazione» della sentenza – mettono nero su bianco i consiglieri nella delibera approvata con 16 voti a favore e 8 contrari – e dunque prima «della chiusura della fase processuale svoltasi dinanzi al collegio» presieduto dallo stesso magistrato. Ma anche perché «riferite ad aspetti della vicenda che avrebbero dovuto essere illustrati nella motivazione della sentenza». L’allusione esplicita è «alla valutazione della mancata presentazione dell’imputato Raffaele Sollecito all’interrogatorio» e «alla difficoltà nella ricostruzione del movente». Come pure il Csm giudica «certamente inopportuna» l’affermazione «della condivisione da parte dei giudici della decisione di condanna. Si può riconoscere che c’è stata un’enfatizzazione e forse anche una distorsione mediatica delle dichiarazioni di Nencini – ammettono i consiglieri – ma un magistrato della sua esperienza non poteva non metterlo in conto, attese la delicatezza del processo e l’intempestività della sua intervista». Detto questo però la condotta del magistrato «non può essere considerata tale da pregiudicare o mettere soltanto a rischio la sua indipendenza o imparzialità per ragioni legate al contesto ambientale», stabilisce il plenum, nel disporre l’archiviazione. E se «esulano dalle competenze» del Csm «eventuali profili disciplinari» – peraltro già all’attenzione del Pg della Cassazione, che ha avviato accertamenti preliminari sulla vicenda – la vicenda avrà comunque uno strascico sulla carriera di Nencini: la trasmissione degli atti alla Commissione per gli incarichi direttivi implica infatti che se ne tenga conto quando Nencini dovrà essere confermato nel suo attuale ruolo di presidente della Corte d’Assise d’Appello di Firenze o quando concorrerà per altri posti direttivi. Toni più duri nei confronti del magistrato erano usati nella relazione di minoranza del togato di Magistratura Indipendente Antonello Racanelli che però giungeva alla stessa conclusione.