L’immigrazione clandestina non è più reato: via libera definitivo alla Camera. Meloni: «Vergogna!»

Con 332 sì, 104 no e 22 astenuti la Camera ha dato il via libera definitivo al ddl sulle pene alternative al carcere, i cui pilastri sono l’incremento dell’uso dei domiciliari, la depenalizzazione dell’immigrazione clandestina, le norme sulla messa alla prova. Contro il provvedimento si sono espressi la Lega, il M5S e Fratelli d’Italia, mentre molti degli astenuti si sono registrati tra i banchi di Fi. «Renzi, con l’ok dei partiti che senza pudore si dicono di centrodestra, abolisce il reato di clandestinità. FdI-An pronto a fare barricate. Vergognatevi», ha scritto su Twitter Giorgia Meloni, mentre la stessa parola, «vergogna», è stata urlata in aula dal deputato della Lega, Nicola Molteni, rivolto ai banchi del Pd. Il testo elimina il reato di immigrazione clandestina e mantiene l’arresto solo per gli immigrati che rientrano in Italia dopo un provvedimento di espulsione. Per quanto riguarda i domiciliari, prevede che diventino la misura principale per i reati di lieve entità ovvero per tutti quelli con una pena massima di tre anni. Nei casi in cui la pena va dai 3 ai 5 anni, invece, la decisione sarà a discrezione del giudice. La norma punta a decongestionare gli istituti di pena, ma non sarà immediatamente applicabile: spetterà al governo renderla operativa attraverso appositi decreti legislativi. Lo stesso vale per la depenalizzazione di una serie di reati, che diventeranno semplici illeciti amministrativi. Fra questi rientrano l’omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali non superiori a 10mila euro, gli atti osceni, l’abuso della credulità popolare, le rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive. Sono invece esclusi i reati relativi a edilizia e urbanistica, territorio e paesaggio, alimenti e bevande, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sicurezza pubblica, gioco d’azzardo e scommesse, materia elettorale e finanziamento dei partiti, armi ed esplosivi, proprietà intellettuale e industriale. Infine, la messa alla prova: da tempo sperimentata con i minori, viene ora estesa agli adulti. Per i reati puniti con reclusione fino a 4 anni o pena pecuniaria l’imputato può chiedere la sospensione del processo con l’utilizzo di questo strumento. La misura consiste nello svolgimento di lavori di pubblica utilità, con l’affidamento al servizio sociale per lo svolgimento di un programma di recupero. Se l’esito è positivo, il reato si estingue. In caso di trasgressione del programma di trattamento, o se il condannato commette nuovi delitti, scatta però la revoca della misura. Durante il periodo di prova la prescrizione è sospesa.