Libri della settimana: vita di Stirner, le Gladio d’Italia, il diavolo e la sua storia, ritorno alla terra e le voci di Berlino

Unica biografia attendibile di Max Stirner, questa di John Henry Mackay, ora tradotta in Italia. Il giovane poeta Mackay si imbattè nell’opera di Stirner, L’Unico, nel 1887 e ne rimase folgorato. Di qui la caccia a documenti e testimonianze per ricostruire la vita di Stirner, il filosofo per il quale nulla esiste al di sopra dell’Io, il teorico che affascinò Nietzsche e con lui schiere di seguaci dell’anarchismo. Una biografia che apre un velo più “umano” su un autore che, nella sconfinata bibliografia a lui dedicata, è affrontato esclusivamente da un punto di vista filosofico. (John Henry Mackay, Max Stirner. Vita e opere, Bibliosofica, pp. 228, euro 13)

Chi erano e quanti erano i “gladiatori”? Qual era la loro missione e quali interessi li univano al di là della posizione anticomunista? Oltre all’ormai nota struttura Stay behind quante erano le Gladio che operavano sul territorio italiano? Sono interrogativi cui tenta di dare risposta Giacomo Pacini, prendendo le mosse per la sua storia delle “altre Gladio” dall’Uzc, l’Ufficio zone di confine che nasce per assistere i profughi istriani e poi si trasforma in qualcos’altro. Un filo rosso, o meglio nero, lega questa struttura alle altre che sorgeranno e il referente che si trova dietro questa rete è, come ricorda la studiosa Mirella Serri, Giulio Andreotti, colui che rivelò in Parlamento nel 1991 l’esistenza di Gladio. (Giacomo Pacini, Le altre Gladio. La lotta segreta anticomunista in Italia 1943-1991, Einaudi, pp. 336, euro 31)

Il diavolo tra superstizione e storia, tra metafora e realtà, tra letteratura e immaginario. Una guida a ciò che rappresenta per l’Occidente il “principe di questo mondo” porta l’illustre e autorevole firma di Tullio Gregory, che maneggia con disinvoltura fonti teologiche e agiografiche partendo da Sant’Agostino per arrivare alla modernità. Che ne è del diavolo oggi? Merita di essere riportata, in proposito, una riflessione di Franco Cardini: “Qualcuno ha sostenuto che il capolavoro del diavolo nell’età moderna è stato quello di convincere tutti che la fede nella sua non esistenza sia non solo razionale e ragionevole, bensì obbligatoria”. (Tullio Gregory, Principe di questo mondo. Il diavolo in Occidente, Laterza, pp. 80, euro 12)

Un viaggio che racconta il ritorno alla terra come possibile alternativa alla crisi, dal bergamotto della Calabria alle serre di Albenga. Realizzato con l’occhio curioso di chi, come Giorgio Boatti, racconta storie di persone che hanno scelto di ridare vita a cascine e masserie, di mettersi insieme per creare aziende radicate nella tradizione ma capaci di sfide innovative. Un affresco controcorrente in un paese dove, per abitudine, bisogna dire che tutto va male. (Giorgio Boatti, Un paese ben coltivato, Laterza, pp. 263, euro 18)

Raccontava Christopher Isherwood – alla cui esperienza si ispirò il film Cabaret – che a fine anni Venti, alla vigilia della grande crisi economica antesignana di quella attuale, si precipitò a Berlino perché la città era considerata “il luogo più vizioso dai tempi di Sodoma”. Sessant’anni dopo e con le stesse motivazioni, Mario Fortunato segue le orme dello scrittore inglese e una sera giunge in quella che è una capitale divisa in due, vivendovi un’avventura tanto pericolosa quanto memorabile. La storia di una metropoli è un romanzo sotto mentite spoglie. Il libro spazia dalla Berlino sfrontata di Isherwood e Auden, ricostruita con materiali inediti, a quella degli iniziali bagliori dell’incendio nazista; dalla città distrutta dopo la caduta del Terzo Reich in cui i due figli di Thomas Mann, Erika e Klaus, tentano di riannodare il filo della memoria e dell’identità, alle storie rocambolesche e ignote, che precedono e seguono la costruzione del Muro e poi la sua caduta – per concludersi ai nostri tempi di debito sovrano. (Mario Fortunato, Le voci di Berlino, Bompiani, pp. 188, euro 17)