Le riforme tornano in alto mare. Berlusconi furioso e Forza Italia inquieta

Silvio Berlusconi, caduto l’ultimo tentativo esperito con il capo dello Stato per farsi garantire una qualche forma di agibilità politica, sembra sia orientato a far naufragare l’accordo sulle riforme stipulato con Renzi. Forza Italia è spaccata, a quanto se ne sa, su questa ipotesi che dal ieri si rincorre nei palazzi della politica. Ci sono i trattativisti ed i soliti falchi che si fronteggiano. Ma tanto gli uni che altri sono consapevoli di qualcosa di più grave: se Berlusconi dovesse, come sembra, tenersi a debita distanza dall’intervento politico, il partito subirebbe un grave smacco alle elezioni europee non potendo contare sulla sua forza di attrazione.

Mandare il tavolo per aria, dunque, servirebbe a poco. Renzi potrebbe fare di peggio: dimettersi e mandare in men che non si dica gli italiani alle urne. In tal caso si assicurerebbe una vittoria certa e rotonda (anche senza la nuova legge elettorale,ma con la vecchia modificata secondo le indicazioni della  Corte costituzionale) tale da consentirgli di governare da solo. Non è proprio quello che si augura Forza Italia di fronte alla inevitabile implosione che seguirebbe alla disfatta. È per questo che la rabbia di Berlusconi va fatta sbollire.

Tuttavia, in maniera contraddittoria, nel suo partito, ed in particolare nel gruppo senatoriale, si manifestano più perplessità che entusiasmi sulla riforma della a Camera Alta e con il passare dei giorni si profila la tendenza a fare muro sulla eleggibilità dei senatori, un disegno che Renzi non intende assolutamente assecondare. I forzisti, comunque, hanno una sponda tutt’altro che irrilevante proprio nel Pd, dove i dissidenti capeggiati da Vannino Chiti sono pronti a fare le barricate davanti al progetto del presidente del Consiglio le cui minacce non sembrano spaventare nessuno.

Se al Senato non dovesse passare la riforma, tutto tornerebbe in alto mare e le elezioni si avvicinerebbero pericolosamente, ma in tal caso Renzi non potrebbe dare la colpa della fine della legislatura soltanto a Berlusconi, ma anche ad una considerevole componente del suo partito messasi di traverso.

Comunque vadano le cose, al momento l’ottimismo che soltanto qualche giorno si diffondeva da Palazzo Chigi si è considerevolmente affievolito. I due partiti maggiori sono sostanzialmente divisi se non allo sbando. Ed il peggio deve ancora venire.

Dal 10 aprile, se a Berlusconi non verrà data la possibilità di operare politicamente (e dopo l’incontro con Napolitano non c’è nessuno disposto a scommetterci), è inevitabile che Forza Italia faccia quadrato intorno al suo leader con tutte le conseguenze del caso. E tra queste rendere difficile il cammino a Renzi sulla via delle riforme.

Insomma, per quanto si possano nutrire speranze, il patto del Nazareno è già bello che saltato. Berlusconi riteneva, sottoscrivendolo, di essersi guadagnato una centralità tale da metterlo al riparo dalle conseguenze della condanna e consentirgli di continuare a fare politica nonostante tutto. Non è andata così e chi glielo ha fatto credere ha sbagliato i conti. Adesso tutto è più difficile. Forse irrecuperabile.