Le “bufale” del Pd sui manifesti elettorali: dalle mani sulla città alle mani sulla mozzarella

Dalle mani sulla città alle mani sulla mozzarella, dal film culto di Francesco Rosi in cui un consigliere del Pci denunciava gli affari loschi della malavita, allo spot elettorale del Pd in cui una certa signora Gianna si erge a paladina della “bufala” campana d’origine protetta. La sinistra, dalla fine degli anni Settanta ad oggi, ha cambiato completamente la forma e il livello del messaggio politico trasmesso all’elettorato, passando dalle grandi inchieste cinematografiche ai manifesti “6 per 3” con concetti sintetici, immediati e sostanzialmente incomprensibili. Cosa vuol dire quel cartello in cui una donna, a nome del Pd, annuncia: “Niente bufale a tavola, tranne quelle Dop”? Boh. Forse il messaggio politico che dovrebbe indurre a votare per Renzi alle Europee è collegato alle battaglie per il risanamento della Terra dei Fuochi, dopo le polemiche sulle contaminazione dei prodotti agricoli e caseari, mozzarelle comprese. Forse. Perché in effetti non si capisce bene. Se non che il Pd ha cercato di “spendersi” il tema della mozzarella di bufala per rivendicare un ruolo nella difesa dei prodotti di origine controllata: una battaglia  che però – in Europa – è stata fatta e vinta solo grazie alla collaborazione di tutte le forze politiche, centrodestra e destra in primis. In Campania, su quei manifesti-bufala, si è aperta una piccola polemica politica proprio sull’opportunità della sinistra di strumentalizzare un prodotto tipico della Regione per fini elettorali, ammesso che qualcuno abbia colto il senso di quel messaggio della signora Gianna. Che di bufala, a quanto pare, ha soltanto il colore del cappottino e le promesse del suo partito: in Campania il Pd candida, tra gli altri, quell’Andrea Cozzolino protagonista delle primarie-bufala inquinate dal voto di camorra su cui perfino Saviano, non certo un pericoloso fascista, aveva invano invitato a fare chiarezza.