La Pasqua vittima dell’austerity. Anche il calo dei prezzi sotto le feste crea allarme

Una Pasqua nel segno dell’austerity per le famiglie italiane sia a tavola che sul fronte dello shopping nei giorni di festa. Centinaia di negozi in tutta Italia hanno scelto di rimanere aperti, ma solo un italiano su 10 si dice intenzionato a fare acquisti. Il tradizionale pranzo pasquale sarà più povero del 3,5% rispetto a quello dell’anno scorso. Ma il taglio alla spesa più consistente sarà sui dolci, a partire dalle tradizionali uova di cioccolato, con un ribasso del 9% per arrivare al record negativo delle classiche colombe che accusano un crollo del 12%. Questa la fotografia scattata dal Codacons, che ha condotto un’indagine sulla propensione agli acquisti per la Pasqua 2014, mentre da un sondaggio della Coldiretti emerge che la stragrande maggioranza degli italiani ha optato per il pranzo casalingo: il 79% sarà a casa propria o in quella di parenti e amici senza allontanarsi dalla propria città. Il risultato è che quest’anno la spesa complessiva delle famiglie italiane per il menù di Pasqua scenderà sotto il miliardo di euro, stima la Coldiretti che conferma come le rinunce abbiano colpito soprattutto i prodotti simbolo della festa con il 24% degli italiani che non ha acquistato l’uovo o la colomba industriale.

Coldiretti sostiene che un aiuto al contenimento delle spese per le famiglie è venuto anche dal calo dei prezzi che, nonostante l’arrivo della Pasqua, vede i listini delle carni ovine e caprine in diminuzione dello 0,3%, quelli del pesce fresco in calo dell’1,2% e quelli di verdure e frutta in picchiata del 6 e del 3,7% rispetto al 2013.  Quello che le due indagini non esplicitano è il dato allarmante sulle cause e le conseguenze del calo dei prezzi. Se i prezzi non si alzano, certo, si aiuta il risparmio e si tiene a bada l’inflazione, ma di certo non ne beneficia la crescita economica. Anzi, ci troviamo nella situazione opposta ossia in un meccanismo deflattivo. La deflazione è l’opposto dell’inflazione e implica un generale calo dei prezzi. Un pericolo che spaventa l’ Italia ma anche l’Europa, perché il calo prolungato dei prezzi innesca un circolo vizioso che porta meno ricchezza, più disoccupazione e minori consumi. I prezzi che non salgono non sono il risultato di una maggiore offerta sul mercato, ma sono determinati dal fatto che nessuno compra più o compra molto di meno. In questo caso i prezzi in calo sono sintomo di stagnazione, di calo dei consumi che, com si sa, continua a essere una pessima notizia per tutti.