Il ruggito di Marina Berlusconi: Renzi è il nuovo che arretra. Scendere in politica? Oggi no, domani chissà…

Oggi no, domani chissà. È un fiume in piena Marina Berlusconi, primogenita di Silvio, più volte tirata per la giacca per una discesa in campo che oggi non esclude a priori anche se, sottolinea, «il mio posto è nelle aziende e questa storia della trasmissione dinastica non mi ha mai convinto». Manager di successo, pragmatica e poco incline alle esternazioni, in una maxi intervista sul Corriere “si confessa” a tutto campo ben oltre la fiera difesa del padre, che «ha subito in vent’anni una persecuzione giudiziaria senza precedenti ed è stato il bersaglio di organi di informazione che dividevano con un gruppo di toghe ideologie, interessi, obiettivi». Su Matteo Renzi, tanto per cominciare, non ha dubbi: «Più che il nuovo che avanza, mi sembra il nuovo che arretra, fin da piccola – dice – mi hanno insegnato che un libro non si giudica dalla copertina, ma solo dopo averlo letto». E poi attenzione, avverte Marina, «più forti sono le aspettative che si generano, più gravi saranno i danni se alle promesse non seguiranno i fatti. Purtroppo, è quello che sta succedendo, al di là del fumo alzato con i tweet, le slides, qualche pesciolino rosso in più e qualche auto blu in meno». Parole dure anche per Carlo De Benedetti: «Se penso che ha avuto il coraggio di dire che mio padre “non è un imprenditore”… Si è visto quanta ricchezza lui è stato capace di distruggere per tutti mentre ne creava, e tanta, soltanto per sé. La storia imprenditoriale di Carlo De Benedetti è costellata di naufragi, e paradossalmente la sua àncora di salvezza stavolta siamo stati proprio noi, o meglio quei 500 milioni del Lodo». Nessuno sconto su Alfano and company. «Se di tradimento dobbiamo parlare, direi che queste persone hanno innanzitutto tradito se stesse e la propria storia. Consegnandoci una granitica certezza: l’unica cosa in cui sono grandi è la mediocrità. Quando poi si scopre che spesso dietro certe “nobili” prese di distanza ci sono soltanto faide di potere o fame di poltrone, il tutto diventa ancora più avvilente». Non è più morbida con il cerchio magico traghettato nel nuovo centrodestra. La rivoluzione liberale mancata dal Cavaliere? «Lasciamo stare i nomi, ma di fronte a questo resto allibita – dice la presidente di Mondadori e Mediaset – mi chiedo: ma questi signori dov’erano, che cosa facevano?». E poi bisogna porsi anche un’altra domanda: «Che cosa sarebbe successo se mio padre non fosse entrato in politica, e questo Paese fosse rimasto nelle mani della “gioiosa macchina da guerra”, libera di scorrazzare perché a spazzar via gli avversari aveva appena provveduto Tangentopoli?».