Il questore di Milano blocca gli antifascisti: niente presidio nel giorno del ricordo di Ramelli e Pedenovi

Nessuna manifestazione antifascista, quest’anno, in concomitanza con il ricordo di Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi, il 29 aprile. Il questore di Milano. Luigi Savina, ha negato l’autorizzazione «per motivi di ordine e sicurezza pubblica», motivando il diniego con una serie di precedenti e, soprattutto, riconoscendo il diritto della destra

a onorare i propri morti senza tensioni e nei luoghi in cui furono uccisi. Nel dispositivo, in cui è ricordato che Ramelli nel 1975 fu ucciso «ad opera di militanti della sinistra extraparlamentare» e che Pedenovi, un anno dopo, fu «vittima di un omicidio perpetrato da aderenti all’organizzazione terroristica “Prima linea”», si legge che la cerimonia del 29 aprile «ha carattere commemorativo per cui è consequenziale che si svolga nelle località ove sono ubicate rispettivamente la lapide in memoria di Sergio Ramelli (via Paladini) e la targa commemorativa di Enrico Pedenovi (viale Lombardia), siti emblematici per l’iniziativa». Gli antifascisti si erano mossi con largo anticipo: già a gennaio avevano costituito il comitato “Milano 29 aprile: nazisti no grazie!” e si erano premurati, come associazione “Memoria antifascista”, di chiedere l’autorizzazione per un presidio in piazzale Susa dalle 16 alle 24 del 29 aprile. Ovvero nello stesso posto e nella stessa fascia oraria in cui si radunerà il corteo in memoria di Ramelli e Pedenovi, convocato per le 19. Non solo, nelle scorse settimane, nei consigli di zona 2 e 8 erano state presentate mozioni per chiedere che il corteo fosse vietato e il presidente del consiglio di zona 3, insieme all’Anpi, era arrivato a chiedere al questore e al prefetto l’arresto di chi avesse manifestato, appellandosi alla legge Scelba e alla legge Mancino. Mosse che, a quanto pare, in Questura sono state prese per quello che erano: tentativi di alzare la tensione. Nel dispositivo è spiegato che «il predetto comitato, vista la ratio fondatrice e la tematica attenzionata, vista altresì la pubblicizzazione dello stesso attraverso canali telematici, potrebbe richiamare l’interesse di esponenti dei locali circuiti antagonisti che potrebbero aderire alla predetta iniziativa, con conseguenti gravissime ripercussioni sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica». A seguire, sono ricordate anno per anno, a partire dal 2010, alcune provocazioni messe in atto dalla rete antagonista e antifascista il 29 aprile: dalle scritte offensive agli assalti contro una commemorazione istituzionale, fino alle tensioni provocate dall’organizzazione di una “serata antifascista”. Il questore ha comunque salvaguardato anche il diritto di manifestare del comitato “Memoria antifascista”: se vorranno, potranno farlo nel luogo e nell’ora che hanno richiesto, ma il giorno dopo, il 30 aprile. La decisione, oltre a rendere giustizia al diritto di ricordare morti innocenti, costituisce un punto fermo con pochi precedenti simili. Per dirla con le parole del consigliere provinciale di Fratelli d’Italia, Roberta Capotosti, «la politica dell’odio della sinistra, che ha contribuito a uccidere Ramelli, ha finalmente smesso di dettare legge in città». Un aspetto della vicenda che per gli antifascisti, forse, pesa più del divieto in sé. «Irricevibile» è stata la risposta che i “custodi della democrazia” hanno mandato al questore, dandosi appuntamento a martedì «per decidere, insieme a tutti gli antifascisti milanesi, quali iniziative intraprendere in vista del 29 aprile» e facendo appello al sindaco, all’Anpi, al presidente del consiglio di zona 3, «a tutte le istituzioni e ai parlamentari» perché sconfessino quella decisione di via Fatebenefratelli e facciano in modo che la commemorazione sia vietata.