Il pm incalza Pistorius: «Dillo, che le hai sparato e che la sua testa è esplosa come un cocomero»

«Dillo, “ho sparato e ucciso Reeva Steenkamp”, forza, dillo!», la sua testa è esplosa «come un cocomero»: è iniziato in maniera sferzante e con una violenta provocazione il controinterrogatorio dell’accusa a Oscar Pistorius. Dopo due udienze in cui l’atleta sudafricano ha reso la sua deposizione per la difesa, il pm Gerrie Nel, detto nel suo ambiente il “pitbull”, ha promesso di arrivare «alla verità», alla dimostrazione oltre ogni ragionevole dubbio che l’imputato ha ucciso la sua fidanzata la notte di San Valentino del 2013 consapevolmente e intenzionalmente, e non per un tragico errore. E ha incalzato Pistorius senza pietà. Ha esordito con un inedito filmato che lo ritrae a un poligono di tiro mentre si esercita con una carabina e poi con una pistola, usando come bersaglio delle angurie. E nel filmato si sente chiaramente un commento soddisfatto, compatibile con la voce di Pistorius, dopo che una sua pistolettata ne ha appena spappolata una: «È più tenera di un cervello. Ma cazzo, questo è un ammazza-zombie!». «Obiezione, vostro onore», ha interrotto la difesa, osservando come quella dell’accusa fosse una provocazione gratuita, un accostamento improprio, una trappola. Obiezione accolta dalla giudice Thokozile Masipa, che si è brevemente consultata con le parti. Ripreso il dibattimento, Pistorius si è sforzato di dire che in quel commento «mi riferivo a uno zombie, non a un essere umano», ammettendo che fosse comunque di «cattivo gusto e di vergognarsene». Allora il pm gli ha chiesto: «Non è forse vero che sparavi a quell’anguria per vedere che effetto poteva fare se si spara al cervello di qualcuno?». Risposta: «Mi esercito a sparare su diversi materiali, incluso il legno». Ma “pitbull” Nel ha gettato un carico da 90: mostrando una foto della testa di Reeva da morta, con sangue e materia cerebrale sparsi attorno, rivolto all’imputato, ha ringhiato: «L’anguria è esplosa. Ma lo sai che lo stesso è accaduto alla testa di Reeva?». «Ero lì», ha detto allora il campione di atletica fra i singhiozzi, consolato dalla sorella Aimee che gli si è seduta accanto, «non ho bisogno di guardare quella foto». Ma Gerrie Nel ha continuato a incalzare psicologicamente Pistorius: «Non vuoi guardarla per non assumerti le tue responsabilità. È tempo che tu veda cosa hai fatto». «Ho commesso un errore», ha risposto lui, balbettando. «Hai commesso un errore? Hai sparato e l’hai uccisa. Dillo, “ho sparato e l’ho uccisa”, forza, dillo!», ha detto con voce furibonda Nel. «Sì, l’ho fatto, vostro onore», ha ammesso Pistorius, rivolto alla giudice. Quasi soddisfatto dall’ammissione di Pistorius – che peraltro non ha mai negato di aver sparato -, il pm ha cambiato tono e ha iniziato a interrogare l’imputato-teste sui dettagli emersi dall’istruttoria su quella notte di un anno fa, per cercare di indurlo in contraddizione. Poi ha ripreso con le domande dirette: «I colpi d’arma da fuoco sono partiti per sbaglio oppure no?». Risposta di Pistorius: «Ho sparato per paura». «Ho sparato – ha aggiunto, ribadendo quanto già detto nella sua precedente deposizione – prima di riflettere», cioè per un fatale errore, in preda al panico, credendo, senza avere neanche verificato, che nel bagno ci fosse un ladro e non la sua fidanzata. Se dovesse emergere la sua consapevolezza, Pistorius lo sa: verrebbe condannato per omicidio volontario, rischiando 25 anni di carcere, o addirittura premeditato, punibile con l’ergastolo.