Il Pil torna a cresce, ma l’Italia è fanalino di coda in Europa: per il Fmi anche Atene farà meglio di noi

L’economia italiana quest’anno tornerà a crescere: dopo il -1,9% del 2013, il pil salirà dello 0,6% nel 2014, per accelerare nel 2015 all’1,1%. Lo prevede il Fondo monetario internazionale, secondo il quale però non solo resteremo più indietro della media dell’eurozona, ma anche più indietro della Grecia. Se quest’anno Atene cresce come noi dello 0,6%, l’anno prossimo quasi ci triplicherà:

il Fmi prevede una crescita del 2,9%. Diversa la situazione sul fronte dell’occupazione: in Grecia il tasso di disoccupazione è stimato al 26,3% nel 2014 e al 24,4% nel 2015, a fronte del 12,4% dell’Italia per quest’anno e dell’11,9% per il prossimo. Il problema riguarda tutta Eurolandia, dove persiste un tasso di disoccupazione che il Fmi giudica a livelli inaccettabili: all’11,9% nel 2014 e all’11,6% nel 2015, a fronte del 6,4% per il 2014 e 6,2% per il 2015 stimati per gli Stati Uniti. Per quanto riguarda il Pil dell’area euro, poi, il Fmi stima una crescita dell’1,2% nel 2014 e dell’1,5% nel 2015, con un ritocco al rialzo per entrambi gli anni di 0,1 punti percentuali rispetto alle stime di ottobre 2013. «L’area euro è finalmente emersa dalla recessione, ma gli elevati debito e disoccupazione, gli investimenti bassi, la stretta del credito e la frammentazione finanziaria continueranno a pesare sulla crescita», evidenzia il Fmi, precisando che «la probabilità di una recessione per l’area euro resta alta, mettendo in evidenza la fragilità della debole ripresa economica». Inoltre, «anche il rischio di deflazione resta relativamente alto nell’area euro, dove è ancora a circa il 20%». Per questo il Fondo monetario internazionale insiste sulla necessità di riforme strutturali per creare un mercato del lavoro flessibile e mercati più competitivi per beni e servizi. In particolare, per quanto riguarda l’Italia il Fmi indica la necessità di andare avanti soprattutto la riforma del lavoro e della giustizia. Ma per dare uno slancio al Pil  una particolare importanza è assegnata anche a «ulteriori azioni per far ripartire il credito». Misure di cui si gioverebbero non solo l’Italia, ma anche la Francia, l’Irlanda e la Spagna. Secondo il Fmi interventi in questo senso «potrebbero far aumentare il pil del 2% o oltre». «L’offerta di credito ai livelli pre-crisi porterebbe a un aumento del Pil, relativamente al primo trimestre del 2008, del 2,2% in Francia, 2,5% in Irlanda, 3,9% in Italia, 4,7% in Spagna». «La contrazione dei prestiti bancari alle imprese non finanziarie nell’area euro solleva preoccupazioni sul fatto che le condizioni rigide di credito potrebbero ancora agire come resistenza alla crescita economica», hanno aggiunto gli analisti del Fmi, sottolineando come una stretta dell’offerta di credito ha statisticamente un effetto negativo sul Pil. «Al terzo trimestre del 2013, l’impatto di shock di credito in Francia, Germania e Stati Uniti ha generato una riduzione del Pil relativa all’inizio del 2008 rispettivamente del 2,2%, 0,9% e 0,4%. E l’impatto sul Pil – è stata la conclusione – è stato considerevolmente superiore in Irlanda e Spagna, e sotto alcuni aspetti in Italia».