Il “golpe del tanko”. Scarcerati Rocchetta e altri sei secessionisti. Ma Salvini brontola lo stesso

«Da Brescia arriva una buona notizia ma resta la vergogna dei giorni di galera fatti a causa di un’ idea». È il commento a caldo del segretario della Lega Matteo Salvini alla decisione del tribunale del Riesame di Brescia di scarcerare alcuni dei 24 secessionisti arrestati il 2 aprile durante un blitz dei Ros con le accuse di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. «Sono contento perché avevamo detto che avremmo passato Pasqua in galera per solidarietà se le persone incarcerate non avessero ottenuto la libertà», ha aggiunto il leader del Carroccio che non aveva escluso provocatoriamente di candidare alle prossime europee uno dei “serenissimi” in manette. Quello di oggi – ha aggiunto Salvini – «è solo l’inizio di un percorso in cui lo Stato dovrà alla fine scusarsi per aver fatto fare la galera a dei cittadini solo per le loro idee. Perchè questo è un processo alle idee». Il gruppo separatista denominato “L’Alleanza” è stato  accusato di aver messo in atto «varie iniziative, anche violente», per ottenere l’indipendenza del Veneto. I giudici del tribunale del Riesame hanno disposto la libertà per sette dei secessionisti arrestati, tra questi l’ex parlamentare Franco Rocchetta e il leader dei Forconi, Lucio Chiavegato. Gli altri sono Roberto Bernardelli, Riccardo Lovato, Giancarlo Orini, Roberto Abeni e Corrado Manessi. Per Flavio Contin sono stati confermati i domiciliari. Sostituita la misura del carcere con i domiciliari per Tiziano Lanza, Corrado Turco, Stefano Ferrari e Michele Cattaneo. Il Tribunale bresciano ritiene competente per la vicenda dei 24 secessionisti l’Autorità giudiziaria di Padova. Secondo fonti legali, sarebbe venuta meno la gravità degli indizi per l’associazione finalizzata al terrorismo e il reato più grave ipotizzato resterebbe la costruzione del Tanko, avvenuta nel Padovano. «Era una ruspetta – ha detto l’ex ministro Castelli – lo Stato ha mostrato il suo volto feroce, cosa che succede quando si ha paura». Gli indagati, secondo quanto è emerso nelle indagini, avevano pensato di trasformare un trattore agricolo in una sorta di mezzo corazzato artigianale, ma durante le fasi di montaggio c’erano stati problemi di calibratura e di recupero dei pezzi per la sua costruzione.