Il Def sotto tiro da destra e da sinistra. Svelato il bluff delle coperture virtuali. E il governo prende tempo

Non è tutto oro quello che luccica. Se la stampa amica dipinge il via libera al Def come un successo dell’Uomo delle provvidenza, alias Matteo Renzi, che toglie ai ricchi per dare ai poveri, i colleghi di partito (a cominciare da Stefano Fassina) e le opposizioni non risparmiano critiche  al pacchetto economico e finanziario del governo che gioca alla roulette russa con le famigerate coperture.  Al coro di no fa da apripista Renato Brunetta con un tweet velenoso: «Matteo Renzi continua con le balle cosmiche e il suo Def non c’è. Lo pubblichi e ne parliamo…». Il cinguettìo arriva dopo la stroncatura di ieri del capogruppo di Forza Italia alla Camera, che aveva definito «dilettante e imbarazzante» il premier che in conferenza stampa «ha sostituito come al solito le chiacchiere ai numeri, comprando un’altra settimana, in attesa del decreto sull’Irpef  annunciato per il 18 aprile». Parole che costringono a stretto giro di posta Palazzo Chigi a chiarire che i testi del Def in circolazione e pubblicati da alcuni organi di stampa «non sono quelli definitivi e non sono usciti dal Consiglio dei ministri». I dubbi sono presto riassunti: per onorare gli impegni presi il premier sta grattando gli ultimi soldi rimasti in cassa come un giocatore d’azzardo, visto che più della metà delle coperture promesse sono virtuali e, quel che è peggio, l’operazione non produrrà lavoro e la disoccupazione resterà ferma a percentuali da capogiro. «Renzi aumenta le tasse sul risparmio e sulle banche, e le auspicate coperture derivanti dalla Spending review arriveranno chissà quando e chissà quante», incalza Brunetta, «che dire poi del fatto che tanto l’aumento dell’imposta sulle quote rivalutate del capitale della Banca d’Italia quanto il gettito Iva generano entrate una tantum a fronte di un intervento, quello degli 80 euro al mese che è strutturale?». Insomma la manovra è un bluff: «Tagliare un po’ di tasse ad alcuni e aumentarle ad altri, come intende fare il governo, ha effetto macroeconomico nullo: trattasi di mera redistribuzione del reddito». L’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti è ancora più tranchant: «I soldi promessi sono strutturali, le entrate non lo sono». Fratelli d’Italia non fa sconti al piazzista Renzi. «Oggi abbiamo assistito ad un’altra spettacolare performance del presidente del Consiglio a reti unificate», è stato il commento a caldo di Guido Crosetto, «quasi un’ora di campagna elettorale, piena di slogan, effetti speciali, battute esilaranti per comunicare in due minuti tre coperture. Una una tantum: l’aumento della tassazione sul regalo di Bankitalia. Una copiata da Brunetta: l’Iva. Ed una terza formalmente inutilizzabile perché aleatoria e non certa. E poi un bel rinvio ai giorni futuri per vedere qualcosa messo nero su bianco. Unico accenno di serietà è la previsione di una crescita inferiore a quel palesemente falso 1,1% ipotizzato da Letta». Ma le critiche più dure arrivano da casa, quei gufi di cui parla Renzi vengono principalmente dal Nazareno come fa osservare Mara Carfagna in un tweet, «il tuo problema sono gli avvoltoi rossi di casa tua». Renzi sbaglia strada. È una bocciatura a tutto campo quella di Stefano Fassina che dalle colonne de l’Unità parla di politica «rituale e continuista». «Il governo rinuncia a promuovere una manovra anticiclica mentre siamo di fronte a emergenze economiche e sociali sempre più gravi che richiederebbero un cambiamento di rotta. Così avremo lo stesso risultato che abbiamo avuto coi governi precedenti: meno Pil, meno occupazione, più debito pubblico». Per Fassina si sarebbe dovuto utilizzare tutto lo spazio al di sotto del 3% del rapporto deficit/Pil per finanziare gli investimenti produttivi, aumentando la domanda per le imprese e ottenendo anche un miglioramento del debito pubblico.