Il Def è solo una manovra elettorale spacciata per un’impresa di Robin Hood

Il primo Def dell’éra Renzi approvato ieri dal consiglio dei ministri è sostanzialmente una manovra elettorale in vista delle europee. I numeri purtroppo rappresentano un paese che stenta ad intercettare la ripresa economica, zavorrato dalla disoccupazione  e con alle porte il fantasma della deflazione, che è il vero problema del prossimo futuro.

Il premier si è ben guardato dall’entrare nel merito dei problemi e ha puntato all’effetto annuncio per raggranellare consensi il prossimo 25 maggio e rafforzare la sua posizione. La misura più utile è quella di mettere 80 euro in più al mese in busta paga a coloro che guadagnano fino a 25.000 euro all’anno. Lo slogan fa effetto perché parla di dieci miliardi all’anno distribuiti a dieci milioni di italiani, ma di concreto per il futuro della nostra economia c’è poco. Intanto garantendo un taglio fiscale a pioggia si finisce per dare mille euro in più all’anno a coloro – e sono purtroppo moltissimi – che dichiarano fino a 25.000 euro all’anno pur guadagnando molto di più. Tra i dieci milioni di italiani ai quali il governo darà mille euro all’anno ci saranno anche moltissimi evasori, che oltre a farla franca saranno pure premiati. Al contempo è difficile pensare che questa pioggia di elemosine aiuti l’economia, visto che nello stesso Def il governo stima la crescita del 2014 ad appena lo 0,8%.

A pagare il conto di questa misura saranno le banche, alle quali sarà alzata dal 12 al 26% il prelievo sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia, recuperando un miliardo di euro. Un altro miliardo di euro verrà da una partita di giro fittizia, perché pagando i debiti che ha verso le imprese lo Stato poi incasserà l’Iva su quelle somme. Di risparmi veri ne sono pochi, appena 4 miliardi e mezzo di euro tagliando sull’acquisto di beni e servizi, laddove è stimato che la “ciccia” da tagliare ammonta a circa 30 miliardi.

Per ora dunque, Renzi si presenta come un Robin Hood che toglie ai ricchi (banche e manager pubblici ai quali sarà tagliato lo stipendio) per dare a dieci milioni di poveri. Peccato che con questa trovata elettorale recupera più voti che soldi, visto che il risparmio è inferiore al 20% dell’intervento totale, un miliardo circa sui 6,5 totali della manovra.

I veri numeri, quelli che devono preoccupare l’Italia e che già da tempo preoccupano la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale, sono quelli della disoccupazione, che il Def prevede ancora in aumento, e del debito pubblico, che sale ancora, passando dal 132,6 al 134,9% del Pil. Nel frattempo il nostro export non sfonda, la domanda interna si contrae e l’inflazione è quasi a zero frenando consumi e crescita.

Ad analizzare bene il primo Def della stagione renziana viene così il sospetto che ancora una volta chi governa sta facendo la campagna elettorale a spese degli italiani.