Il Carroccio all’amatriciana. Salvini “confessa”: «Amo Roma, Totti e i rigatoni. Se cacciano Marino, poi…»

Chi pensava che il dopo-Bossi e la parentesi maroniana avrebbero portato il Carroccio a un lento dissolvimento ha sbagliato i conti. Lo dimostrano i sondaggi sempre più rassicuranti, per alcuni istituti la Lega sfiorerebbe il 7 per cento, e il successo del tam tam di solidarietà ai 24 secessionisti arrestati che ieri ha portato in piazza a Verona migliaia di militanti e simpatizzanti al grido “le idee non si arrestano” con tanto di ultimatum pacifico (se non escono occuperemo le prefetture) per la liberazione dei Serenissimi. È il miracolo di Matteo Salvini, da dicembre a capo del partito, che ha inaugurato il nuovo corso leghista con l’abbandono del rude linguaggio secessionista e la campagna contro Roma ladrona, attento però a non deludere la pancia profonda dell’elettorato lumbàrd. Riposta la Padania nel cassetto, per la prima volta non comparirà nel simbolo elettorale depositato al Viminale per le prossime europee, oggi Salvini  spiazza tutti  con un’insolita dichiarazione d’amore alla capitale: «Roma è stupenda», dice intervistato dal Tempo, rivelando un’ insospettata passione per Totti («Lo avrei voluto al Milan. Quando si vociferava di un suo passaggio in rossonero avrei fatto carte false per averlo») e per il cacio e pepe. Unico neo della Città eterna il sindaco straniero Ignazio Marino, «peggio di Pisapia» che Matteo conosce bene, un folle da rispedire a casa (Se cacci Marino… Roma ti amo!»). La svolta “romana” è il primo passo per la lenta conquista del Centro-sud necessaria a superare l’esilio dorato del  Nord-est e rosicchiare i voti in libertà da ogni parte d’Italia: in agenda per mercoledì l’inaugurazione della sede a Roma e tante iniziative per sbarcare nel Meridione intercettando il disagio sociale e l’antieuropeismo, da sempre stella polare della Lega che ne rivendica il copyright. Manifestazioni, raccolte di firme, banchetti a Città di Castello, Lamezia Terme, Cagliari, Taranto e Salerno.  on la nuova segreteria la linea del Po si abbassa e le parole d’ordine contro l’euro e lo strapotere della grande finanza internazionale hanno sostituito il grido secessionista e la spada di Alberto da Giussano con l’ambizione di guidare il crescente sentimento euroscettico che sta seducendo gli italiani da Nord a Sud sull’onda della vittoria di Marine Le Pen in Francia. La Lega correrà da sola in tutte le venti circoscrizioni elettorali, Salvini non si sbilancia sulle possibili alleanze nazionali con la galassia del centrodestra, «a livello locale lavoriamo molto bene – dice – ma certe scelte politiche nazionali sono incomprensibili. Cancellare il reato di immigrazione, per un movimento di centrodestra come Forza Italia, mi sembra veramente incredibile». Gli azzurri orfani di Berlusconi sono avvisati.