Il bluff di Renzi: parla degli 80 euro in busta paga e mette le mani nelle tasche della gente

“Renzi mette 80 euro nelle buste paga degli italiani”, “Renzi rilancia l’economia”, Renzi taglia le unghie agli speculatori”, “Renzi redistribuisce un po’ di reddito a beneficio dei più deboli”. A sentire la stampa amica della sinistra manca poco che il neo “non eletto” presidente del Consiglio in piedi sulle acque come San Francesco di Paola. In realtà, però, le cose stanno ben diversamente di quanto un’abile operazione pubblicitaria sta cercando di far capire agli italiani in vista delle elezioni europee. E sì, perché il governo con una mano dà e con l’altra prende, quindi nessun a rivoluzione è in marcia. Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, rileva che l’esecutivo «rapina i conti in banca e alla posta di tutti, anziani compresi. Infatti, nel decreto Irpef, si aumentano le tasse sugli interessi del risparmio prendendo a tradimento i soldi dai conti di tutti gli italiani per decreto, come fece Giuliano Amato. Renzi sta dicendo solo un sacco di bugie. Apriamo gli occhi. È questa la verità sulla quale va inchiodato – commenta il parlamentare di Forza Italia –  mette le mani sui risparmi degli italiani, altro che giustizia sociale». E Ignazio La Russa, Fratelli d’Italia, sottolinea che «il prelievo sui conti correnti, portando l’aliquota della tassazione al 26%, rappresenta un fatto di straordinaria gravità che rischia di passare inosservato. Renzi fa quello che fece Giuliano Amato: mette direttamente le mani nelle tasche degli italiani. La verità è che non ci sono le coperture per la mancetta di 80 euro, che in realtà sono anche meno. A conti fatti fra Tasi, aumento delle aliquote locali Irpef e tassazione dei conti correnti, ogni famiglia subirà un salasso ben superiore ai 1000 euro l’anno». Ma quando gli italiani finalmente se ne renderanno conto le elezioni europee saranno passate da tempo  e Renzi avrà portato a casa del Pd un cospicuo bottino elettorale.  La sinistra è maestra nel travisare le carte: i numeri però sono là a dire che è tutto un bluff, basti ricordare che nell’estate del 2011 quando Berlusconi si dimise il debito pubblico ammontava a poco più di 1900 miliardi di euro, oggi raggiunge i 2100.