I comunisti italiani esclusi dal voto. Per Marco Rizzo è un complotto delle toghe

I comunisti italiani restano fuori dalle europee e cosa fa il loro leader? Parla di un complotto di giudici politicamente schierati. È una situazione dall’epilogo sorprendente quella in cui si è ritrovato Marco Rizzo. Dopo aver incassato il no all’ammissibilità della lista,

prima dalla Corte d’Appello e poi dalla Cassazione, il leader del Pci se l’è presa con le toghe, parlando di disparità di trattamento rispetto ai Verdi che invece potranno correre. Disparità che, a suo avviso, si spiegherebbe tutta con questioni squisitamente politiche. «I Verdi (a favore della Ue) ammessi, i comunisti (contro la Ue) esclusi. Vergogna!», ha tuonato il segretario del Pci, per il quale «questo sistema non perde occasione per dimostrare la sua parzialità». Il caso del Partito comunista è simile a quello dei Verdi: le liste sono state presentate senza la raccolta delle firme perché sono state collegate a partiti europei rappresentati a Bruxelles. Il caso non è previsto dalla normativa italiana, ma da quella europea sì e, facendo leva su questo, i Verdi sono riusciti a farsi riammettere. Il Partito comunista no. Per Rizzo si tratta di «una palese disparità», in cui «evidentemente ha fatto premio la posizione politica». «Il Partito comunista in Italia ha una posizione netta contro la Ue, mentre i Verdi sono molto più disponibili verso la Comunità europea. Questo ha fatto la differenza», ha sentenziato Rizzo senza tentennamenti e annunciando un nuovo ricorso al Tar.