Hart Island a New York, l’isola proibita dove sono sepolti i “figli di un dio minore”

La maggior parte dei newyorkesi neanche sa che esiste. Eppure è il luogo dell’eterno riposo per oltre un milione di anime dimenticate. È Hart Island, un lembo di terra a est del Bronx, l’isola-cimitero per chi non può permettersi una tomba a New York. Più che di un camposanto si tratta di un’enorme fossa comune dove dal 1869 vengono ammassati bebè nati morti, senzatetto e poveri. Ci sono anche i becchini e i detenuti di Rikers Island (il complesso penitenziario nei pressi dell’aeroporto La Guardia), a cui spetta il compito di scavare fosse senza lapidi e senza alcun riconoscimento che possa permettere a ipotetici parenti o conoscenti di localizzare i loro cari. Quasi impossibile per le famiglie sapere dove la città di New York abbia sepolto questi defunti “figli di un dio minore”. Del resto a New York anche morire è un lusso, e quando non ci si può permettere un posto nei cimiteri ufficiali della città, si diventa un cadavere anonimo e si finisce a Hart Island. Nell’enorme fossa comune che è l’isola, l’unica distinzione di sepoltura è tra cadaveri adulti e neonati o bambini. In assenza di lapidi, solo dei segni bianchi sul terreno indicano che in determinato punto sono finiti in un’unica fossa 150 corpi adulti. Un tubo di plastica indica invece ogni fossa in cui sono stati ammassati mille bambini. «Hart Island – ha spiegato Melinda Hunt, a capo dell’iniziativa Hart Island Project che ha lo scopo di rendere il cimitero un posto accessibile e visibile – è il cimitero più grande degli Stati Uniti, e ogni anno vi arrivano circa 1.500 defunti. È gestito dalle autorità penitenziarie, e l’accesso è quasi impossibile». Le istituzioni cittadine sostengono che non vi sono infrastrutture per ospitare visitatori. In questo luogo di fantasmi, viceversa, ci sono molti edifici abbandonati, fatiscenti e pericolosi. Solo dopo enormi pressioni sono state consentite visite sporadiche, a partire dal 2007. Tuttavia ai parenti è toccato piangere a distanza, da un gazebo, e non sulle tombe. «Non si vede niente – ha detto una donna che nel 1978 ha perso la figlia di soli cinque giorni – poi ti controllano l’identità ti fanno lasciare il cellulare e mettono sotto chiave tutti gli oggetti personali. Più che visitatori sembra essere dei detenuti». Prima di diventare una fossa comune, Hart Island è servita come cimitero durante la Guerra Civile americana. Poi è diventata un campo di addestramento e in seguito sede di un carcere e di un manicomio. Per un periodo è stata persino una base missilistica. L’accesso è paragonabile alla famigerata prigione di Alcatraz in California: l’unica banchina è chiusa al pubblico ed è ricoperta da filo spinato e ringhiere appuntite. Per anni a turno associazioni di cittadini hanno cercato di avere accesso alle informazioni sulle persone sepolte: ma i tentativi si sono rivelati un’impresa, tanto più che nel 1977 un incendio ha distrutto parte dei dati.