Grillo contro le candidate di Matteo: sono come le veline… E a Firenze la sinistra litiga su Fiona May

Beppe Grillo infrange un tabù quando dichiara dal suo blog che la mossa del Pd di candidare quattro donne come capolista alle europee è una pura operazione di marketing perché essere donna non è di per sé un valore. Un’uscita, quella del leader dei Cinquestelle, che destruttura il cuore dell’ideologia delle quote rosa. Ma non gli basta. La sua stroncatura assume i toni alti cui ci ha abituato da tempo: sono come le veline e Renzi con loro fa come il Gabibbo. Chiara la strategia grillina: accomunare Renzi a Berlusconi, sfilare l’immagine del premier dal perimetro della sinistra (da sempre ostile al velinismo) per potersi prendere i voti che, in quello spazio elettorale, saranno negati al presidente del Consiglio che indossa il giubbotto alla Fonzie. Pina Picierno, capolista al Sud per le europee, cade ovviamente nella provocazione mediatica: “Ci sentiamo il 26 maggio, Beppuzzo – è la sua replica su Twitter – e l’unica (carta) velina che riconoscerai sarà quella utile ad asciugarti i lacrimoni”.

“Quattro delle capilista nominate direttamente dall’ebetino – prosegue impietoso Grillo – sono attualmente deputate. Un anno fa sono state elette per fare cinque anni alla Camera. Due di loro, la contaballe Picierno e la Mosca, sono al secondo mandato. Se elette cosa faranno? Si dimetteranno e andranno a scaldare le poltrone di Bruxelles e Strasburgo? No. Rinunceranno e faranno passare i trombati impresentabili che da soli non riuscirebbero a prendere i voti neppure per amministrare un condominio”. Forse è proprio questo il punto del ragionamento grillino che tocca un nervo scoperto nel Pd. Anche se Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato, la butta su un altro piano: secondo lei paragonare le deputate del Pd alle veline sarebbe un’accusa sessista.

E Matteo Renzi interviene di persona, avendo capito che la posta in gioco è rappresentata dai voti della sinistra-sinistra: “Grillo ogni mattina si alza e dice: ‘Come attacco il Pd’, io invece penso come posso cambiare l’Italia”. Ma al di là della polemica di Grillo esiste un forte disagio, nelle file della sinistra, per il metodo Renzi. Considerato tutta immagine e poca sostanza. Un metodo seguito anche a Firenze da Dario Nardella, candidato a raccogliere il testimone del sindaco uscente. Nardella starebbe trattando con Fiona May un posto da capolista nella sua lista civica: “Un nome straordinario”, afferma, anche se la conferma ufficiale ancora non c’è. E il candidato sindaco di Sel risponde: nome straordinario? Ma se Fiona May non è di sinistra e neanche di centrosinistra… Eccola la domanda che molti elettori del Pd si pongono: per Renzi conta ancora essere di sinistra? Chiaramente se, come dice Grillo, essere donna non è un valore in sé, per i renziani non lo è neanche essere di sinistra. E ad un elettorato ancora fortemente ideologizzato ci vorrà del tempo per abituarsi a questa pazza idea.