Gli “umiliati” del Pd non perdoneranno a Renzi le scelte sulle Europee

Renzi ha l’abitudine di strafare. Prima se ne renderà e conto e meno rischi correrà. Ha voluto, da ultimo, ridimensionare ulteriormente la classe dirigente e parlamentare del Pd stravolgendo le liste che erano state approntate per le europee. Geniale, a suo giudizio, mettere cinque donne come capolista delle cinque circoscrizioni per le europee. Ma non ha previsto i malumori di autentici big regionali del partito che, naturalmente, scateneranno una guerra senza quartiere per le preferenze, con l’effetto di balcanizzare la competizione interna.

Sono tutte bravissime e meritevoli, naturalmente, le signore chiamate a capeggiare le liste, ma ciò non toglie che aver ridimensionato sindaci e deputati uscenti per privilegiare il “cambiamento” (molto relativo, oltretutto, visto che quattro delle prescelte sono parlamentari in carica) potrebbe costargli assai caro.

Gli “umiliati” non gliela perdoneranno, insomma. E, per quanto qualcuno dei penalizzati per mogi i di mera convenienza si sia affrettato a plaudire alla trovata del segretario-premier, certamente non si darà  per  vinto considerando, oltretutto, che il Pd non è un monolite, come lo era una volta il Pci, e difficilmente gli elettori si atterranno alle disposizioni non scritte di privilegiare i capilista nell’attribuzione delle preferenze.

Poi c’è la considerazione del prestigio e delle competenze. Mettere un Emiliano o un Cofferati o un Sassoli in posizione subordinata all’operazione di immagine che Renzi ha voluto fare, è a dire poco ingeneroso nei confronti di chi ha dalla sua una storia da poter esibire su cui fondare la credibilità stessa del partito.

Ma la politica di questi tempi non la si fa in base a ragioni oggettive. Quel che vale è stupire, colpire l’immaginazione, adeguarsi a degli standard culturali che si ritengono prevalenti. Renzi, dopo la vicenda delle “quote rose” che gli ha attirato molte critiche in occasione dell’approvazione alla Camere dell’Italicum, aveva bisogno di mostrare attenzione – quasi una sorta di risarcimento – al mondo femminile reputatosi penalizzato. Ed ecco il nuovo coniglio tirato fuori dal  cilindro.

È uno straordinario venditore il premier. Per di più decisionista fino al punto di beffare gli avversari interni (Letta non era un avversario, eppure prima di sfrattarlo da Palazzo Chigi gli aveva pubblicamente rivolto il famoso appello “Enrico stai sereno”). Ma manca di umiltà politica, dote rara, eppure essenziale per durare. Qualcuno glielo dica, prima di trovarsi solo sulla via che porta a Pontassieve.