Genocidio del Ruanda, ambasciatore francese escluso dalle commemorazioni: Parigi protesta

La Francia “esclusa” dalle commemorazioni delle vittime del genocidio che nel 1994 in Ruanda fece quasi un milione di morti, soprattutto tra la minoranza tutsi, e poi due milioni di profughi, in particolare tra la maggioranza hutu uscita sconfitta dalla guerra civile. Le autorità hanno ritirato l’accredito dell’ambasciatore Michel Flesch alle cerimonie di oggi dove avrebbe dovuto rappresentare la Francia, al posto della ministra della giustizia Christhiane Taubira che aveva annullato il suo viaggio dopo le critiche rivolte a Parigi dal presidente Kagame. Il presidente in particolare aveva denunciato «il ruolo diretto della Francia nella preparazione del genocidio» e di aver partecipato anche alla sua attuazione. «Ieri alle 22.30 il ministero degli esteri ruandese mi ha telefonato per comunicarmi che non ero più accreditato alle cerimonie», ha spiegato Flesch aggiungendo che non si recherà quindi allo stadio Amahoro della capitale Kigali dove sono iniziate le commemorazioni ufficiali. L’ambasciatore non potrà nemmeno recarsi a deporre una corona di fiori al memoriale del genocidio di Gisozi come previsto. Un’accusa che è stata definita una “menzogna interessata” dall’ex primo ministro francese Edouard Balladur, in carica dal 1993 al 1995, durante il genocidio in Ruanda. Ai microfoni di Europe 1, Balladur si è rammaricato per il fatto che Parigi abbia pensato di inviare un ministro a Kigali per le commemorazioni del massacro, poiché «gli incidenti (diplomatici, ndr) che si verificano erano prevedibili, tenendo conto di Kagame e dei suoi abituali usi. Lui (Kagame) – ha continuato Balladur, destra Ump – continua sempre ad accusare la Francia mentre non è riuscito, in vent’anni, a riunire il popolo ruandese. La Francia – secondo Balladur – non è complice di nulla nel genocidio, al contrario fra tutti i paesi del mondo è l’unico che abbia preso l’iniziativa di organizzare un’operazione umanitaria per evitare un massacro generalizzato. Il governo che guidavo, fin da quando si insediò, mise fine a tutte le consegne di armi al Ruanda e ritirò le truppe francesi». Ha respinto le accuse anche il generale Jean-Claude Lafourcade, comandante della forza “Turquoise” in Ruanda nel 1994,  che ha definito “infondate e ingiuste” le dichiarazioni del presidente ruandese, «esse incupiscono completamente questa giornata di memoria per un dramma umano mondiale». Il generale ha ricordato che l’operazione francese Turqouise fu lanciata a fine giugno 1994, quando «il 90% dei massacri» era già avvenuto.