Gaffe del ministro Giannini: cita solo l’inglese e il francese e fa arrabbiare i docenti di spagnolo

Il fatto che quando si parla della scuola si proceda sempre con le stesse argomentazioni. Le solite recriminazioni. Le medesime alchimie riformiste per cui però poi, tra proclami e manifesti, alla fine non si arriva a modificare niente, lo dimostra l’ultimo strafalcione addebitato al ministro Giannini che, parlando dello studio delle lingue straniere a scuola, si è ricordata di menzionare solo l’inglese e il francese, dimenticandosi completamente dello spagnolo. Cosa che ha irritato – e non poco – i 280 insegnanti della lingua di Cervantes (in scuole e università), completamente ignorati. Una dimenticanza che li ha offesi al punto tale da indurre i trascurati docenti a prendere carta e penna e sanzionare veementemente la deprecabile amnesia: «Noi docenti di Lingua Spagnola siamo tutti molto motivati, e non possiamo accettare – scrivono i prof nella lettera indirizzata alla titolare del dicastero di viale Trastevere – giudizi sommari e sprezzanti sull’operato nostro e dei nostri colleghi, a maggior ragione se vengono da chi, delle difficili condizioni in cui la nostra attività si svolge, porta per intero la responsabilità. Ciò detto – prosegue il memorandum di protesta – notiamo che le Sue riflessioni prendono in considerazione solo lo studio del francese e dell’inglese e Le vogliamo quindi ricordare che: con 500 milioni di ispanofoni, lo spagnolo è la terza lingua più parlata al mondo, dopo il cinese mandarino e l’inglese ed è, insieme all’arabo, una delle lingue in più rapida espansione». Una svista non da poco, insomma, quella del ministro dell’Istruzione, che non ci si aspetta certo da una glottologa esperta e linguista come lei, che come minimo dovrebbe conoscere l’importanza e la diffusione dell’idioma spagnolo.

E pensare che prima di essere investita della responsabilità del ministero di viale Trastevere, a suon di proclami demagogici e gaudiosi annunci, la ministra in quota Scelta Civica aveva dettato un suo decalogo procedurale che, ai primi punti della sua poderosa ricetta, vantava il potenziamento del diritto allo studio, per incentivare il merito e combattere gli abbandoni; la restituzione del loro valore ai titoli di studio, ed infine, una serie di interventi mirati a una maggiore integrazione tra comunità di docenti e comunità di studenti. Tanti bei progetti, che inconsciamente – visto lo svarione indotto dalla memoria selettiva – non dovevano essere indirizzati a docenti ispanofoni e studenti intenzionati ad imparare lo spagnolo…