Dopo l’incontro con Napolitano, Matteo fa il piacione con i romani e prepara il suo “piano B”

Di quello che si sono detti Renzi e Napolitano, nel loro faccia a faccia al Quirinale, non si sa nulla. Si sa solo che il colloquio è durato un’ora e mezzo. Dopo l’incontro, il premier ha disinvoltamente dribblato giornalisti e telecamere, tuffandosi nella folla di turisti e cittadini romani a passeggio per le viuezze del centro storico tra il Colle e palazzo Chigi. Renzi ha lasciato il compito  di spiegare il perché dell’incontro con il capo dello Stato ai “retroscenisti” di professione, dedicandosi al suo sport preferito: fare il “piacione” con la gente, facendosi fotografare mentre saluta qualche passante e facendo pervenire qualche “velina” si giornalisti circa il “caloroso” incontro con i cittadini e l’ “incoraggiamento” che avrebbe da essi ricevuto. Il mito del leader “amato” dagli italiani si costruisce anche così. Retroscena e indiscrezioni convergono tutti su un eventuale “piano B” di Renzi per portare a casa le riforme all’indomani dell’avvertimento di Silvio Berlusconi, che ha definito «non votabile»  la riforma del Senato.

Di qui la necessità di ricompattare il Pd e di ricucire con i malpancisti capitanati da Vannino Chiti, che rischiano di creare un pericoloso asse trasversale in Senato con i parlamentari del M5S (i quali hanno imparato a fare i manovrieri) e con i settori più inquieti di Forza Italia. È in questo senso che va visto l’invito rivolto a Rodotà e Zagrebelsky a partecipare a un convegno sulle riforme nei prossimi giorni. E si tratta proprio dei “professoroni” duramente strapazzati dallo stesso Renzi poche settimane fa. Il premier è atteso fin dai primi giorni della prossima settimana da una fitta agenda di incontri. A partire dal colloquio che avrà con la presidente della Commissioni Affari costituzionale del Sanato, Anna Finocchiaro, con la quale ebbe peraltro lo scorso anno uno scambio di battute tutt’altro che cordiale. In programma anche un incontro con il capogruppo Zanda e con l’assemblea dei senatori Pd.  L’obiettivo  è ricucire gli strappi. In modo da presentarsi il 25 maggio agli elettori con qualche “risultato” anche sul piano delle riforme istituzionali. È probabile che il ddl costituzionale venga “aggiustato” per venire incontro alle richieste dei malpancisti, anche se, a quanto se ne sa, Renzi intende tenere fermo il punto sulla non eleggibilità dei futuri senatori.

Per quanto poi  riguarda l’eventualità di una  rottura del patto del Nazareno sulle riforme, dagli ambienti renziani è filtrata l’ipotesi che, in caso di defezione di Forza Italia,  la maggioranza possa dare battaglia nel  referendum confermativo.  Ad appoggiare Renzi  ci sarebbero in primis gli alleati del Nuovo centrodestra, interessati a sottolinearne la possibilità di andare avanti comunque rimarcando il loro ruolo fondamentale (anche dal punto di vista numerico) nel processo di riforme. «Renzi non si lasci irretire dalla tela di Berlusconi. Stia attento a non cadere nella trappola. E si ricordi della Bicamerale», avverte il presidente dell’Ncd Renato Schifani  dalle colonne del Corriere della Sera. «Non si lasci abbagliare da patti individuali», rincara Nunzia De Girolamo. «Hanno ragione Angelino Alfano e Maria Elena Boschi, sulle riforme comunque in Parlamento la maggioranza c’è», afferma Fabrizio Cicchitto (Ncd). Ma Altero Matteoli,a nome di FI, fa sapere che «il banco non salta, ma dipende da Renzi»,  invitando anche  a «rassegnarsi» quegli alfaniani che sperano «in modo acritico di tirare la volata a Renzi per salvare le poltrone». È probabile che, alla fine, tutto si risolva nell’enensimo tormentone pre-elettorale.