Delusione Grillo, lo show si trasforma in un noioso comizio (a pagamento) contro l’euro

Due ore con lunghi monologhi che si alternano alla proiezione di brevi filmati da youtube e tabelle con dati e proiezioni. Beppe Grillo è tornato ieri sera sul palcoscenico con uno show, “Te la do io l’Europa” che attinge molto dai suoi vecchi spettacoli ma svolta decisamente verso la politica. Una serata in chiaroscuro, a pagamento, ovviamente. L’obiettivo è rivolto alle Europee di maggio. Così il leader del M5S presenta l’attività del primo anno del Movimento Cinque Stelle, i “successi dei nostri ragazzi” ed attacca il sistema. Nel suo racconto ci sono in chiave favolistica tutti i protagonisti del racconto della politica fatto attraverso il suo blog. Bersani Gargamella, il nano Berlusconi, l’ebetino Renzi, Rigor Montis, il nipote dello zio Letta, la Boldrini, ed il questore della Camera Dambruoso (“che tutti vogliono colpire con la guancia e perciò ora ha la scorta”). Lo show inizia con il buio in sala. E già un applauso della sala, piena, accoglie Grillo. Parte in sordina l’Inno alla Gioia (inno ufficiale dell’Unione Europea) mentre sullo sfondo del palco uno schermo mostra una mappa interattiva con l’evoluzione degli Stati europei dal medioevo fino ad oggi. Beppe Grillo fa il suo ingresso dal fondo del teatro, tra gli spettatori e non sul palco, dove ha fatto alloggiare una cinquantina di persone. Il leader cinque stelle è coperto completamente da una bandiera dell’Europa. È un fantasma che si aggira tra la poltrone: «Sono l’Euro. Uno spettro che si aggira per l’Europa». Poi Grillo si toglie il lenzuolo blu con le stelle europee ed inizia a parlare con gli spettatori. «Che problemi avete?». Inizia il monologo che interrompe con domande agli spettatori. Il ritmo è buono per tutta la prima ora. La platea reagisce con applausi e risate. «Dovevo fare 35mila persone per tutto quello che ho fatto per voi», scherza Grilo. Poi il primo affondo. «Dobbiamo dire di no a questa Europa. Si deve chiamare come prima, ovvero Comunità e non Unione. Eravamo una comunità che divideva le cose». Per Grillo l’Europa non è l’Euro per il quale rilancia l’idea di un refrendum. «Dieci paesi non sono dentro l’euro – sottolinea – I più ricchi non sono nell’euro». L’asticella è sempre quella di 25-26 europarlamentari. «Vedremo con chi fare l’accordo – aggiunge – Magari i verdi tedeschi o chi non ha il 3%. Vedremo». Ma precisa che chi vuole accordarsi con il M5S deve accettare sette regole: «L’abolizione del fiscal compact, adozione degli eurobond, alleanza tra i Paesi mediterranei, investimenti in innovazioni e nuove attività produttive escluse dal limite del 3% annuo di deficit di bilancio, finanziamenti per attività agricole e abolizione del pareggio di bilancio». Infine, a sorpresa anche dazi sui prodotti stranieri. «Se le arance arrivano dalla Tunisia metteremo una aliquota del 22%», afferma. Grillo è cosciente che non è uno spettacolo comico. «Magari non sarà divertente ma può incuriosirvi», dice al pubblico. Attacca spesso Matteo Renzi ma non lo cita mai per nome. «Io non sono il suo antagonista ma sono tre: la democrazia, l’intelligenza e l’onestà». Promette che se il M5S vincerà le elezioni straccerà il fiscal compact “firmato a luglio 2012 quando la gente era in vacanza”. «Nessuno avrebbe mai firmato un accordo del genere». Poi lo spettacolo perde ritmo. Indugia con alcuni video da youtube che dovrebbero illustrare le innovazioni che cambieranno il futuro. Ma i tempi sono lenti e l’attenzione cala. Alla fine, lo spazio per alcune domande. Ed il saluto finale di Grillo che chiede a tutti: «Ora impegnatevi voi».