Da Varsavia a Londra per cercare lavoro: un deputato polacco prova la vita da irregolare

Un deputato polacco ha deciso di mettersi letteralmente nei panni dei suoi connazionali che cercano fortuna all’estero. Artur Debski, 45enne membro del partito liberale all’opposizione Twój Ruch, sta vivendo a Londra come un immigrato, è in cerca di lavoro e sopravvive con un budget di 100 sterline a settimana (120 euro). Con questa esperienza vuole capire cosa abbia spinto dal 2004 più di un milione di polacchi a trasferirsi nel Regno Unito. «È pericoloso per la Polonia – ha detto Debski al Daily Telegraph – che il 70% dei nostri giovani stiano pensando di spostarsi«. Il deputato ha voluto quindi capire a fondo questo fenomeno, ripercorrendone tutte le tappe. È partito alla volta di Londra con un volo low-cost e ha trovato un alloggio temporaneo grazie a Facebook, dimenticandosi quindi dei privilegi che la sua carica gli assicura. «Voglio capire perché il sistema funzioni in Gran Bretagna e non invece in Polonia», ha aggiunto. Il maggior problema per Debski è trovare un lavoro, vista la sua scarsa conoscenza della lingua inglese. Molto probabilmente dovrà scegliere una occupazione manuale, come hanno dovuto fare molti dei suoi connazionali appena arrivati nel Regno.

Le ragioni di queste ondate di massa hanno un nome e cognome: l’ex premier lauburista Tony Blair, che in Polonia è diventato una sorta di eroe nazionale. Nel gennaio dell’anno scorso Blair è stato addirittura insignito di un «premio speciale» dagli imprenditori di Varsavia per aver aperto, quando era a Downing Street, le porte del Regno Unito all’immigrazione dal Paese dell’est Europa. E a oggi quella decisione ha attratto in Gran Bretagna centinaia di migliaia di polacchi. Tanto che, il polacco è diventata la seconda lingua parlata in Inghilterra dopo l’inglese. L’ondata migratoria, non solo dalla Polonia, costituisce un grosso problema per le casse britanniche.  Secondo la stima fatta dal governo di David Cameron l’immigrazione (almeno quella illegale) costerebbe ai contribuenti fino a 3,7 miliardi di sterline l’anno (4,3 miliardi di euro). Un dato calcolato in base a un numero di immigrati illegali nel Paese pari a 863 mila: ognuno “peserebbe” in media sui servizi pubblici per 4250 sterline. Un costo che giustifica l’Immigration Bill voluta dal governo al fine di creare «un ambiente ostile agli irregolari», rendendo quasi impossibile l’accesso ai servizi pubblici.