Cosentino e i suoi fratelli in manette: “estorsione per finalità camorristica”. Ecco la storia di “Nick ‘o mericano”

L’ex parlamentare Nicola Cosentino è stato arrestato dai carabinieri di Caserta stamattina insieme ai fratelli Giovanni e Antonio nell’ambito di un’inchiesta sulla vendita di carburanti in provincia di Caserta. Le accuse sono di estorsione e concorrenza sleale aggravata dalla finalità camorristica. L’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Nicola Cosentino, emessa dal gip di Napoli su richiesta dei pm Antonello Arbituro, Francesco Curcio e Fabrizio Vanorio ed eseguita dai carabinieri di Caserta, fa parte di un insieme di 13 misure cautelari nei confronti di altrettante persone, tra cui Pasquale e Antonio Zagaria, fratelli di Michele, boss del clan dei Casalesi. La famiglia Cosentino, proprietaria di vari distributori di carburante, avrebbe agito con pratiche commerciali lesive della concorrenza. Nicola Cosentino, escluso dalle liste del Pdl alle ultime elezioni politiche, aveva parlato di accanimento giudiziario nei suoi confronti. In vista delle europee del 25 maggio avrebbe voluto tornare in pista nelle liste azzurre, ipotesi però che difficilmente sarebbe andata in porto anche se non fosse intervenuto l’arresto odierno per implicazioni nella camorra.

La scalata alla politica di “Nick 0′ mericano” comincia da enfant prodige: a 19 anni consigliere comunale nella “sua” Casal di Principe, a 22 anni a Caserta diventa il più giovane consigliere provinciale d’Italia. Poi un’ascesa apparentemente inarrestabile: la nomina a coordinatore campano di Forza Italia nel 2005, i successi elettorali del Pdl dopo la lunga egemonia in regione del centrosinistra, la nomina nel 2008, con Berlusconi premier, a sottosegretario all’Economia. Ma i successi di Nicola Cosentino si infrangono sulle accuse che la Dda di Napoli, a partire dal 2009, gli muove per una serie di presunti rapporti con il clan dei Casalesi. Laurea in giurisprudenza, 55 anni, sposato e padre di due gemelli, si specializza in diritto penale tributario ma viene assorbito, oltre che dalla passione politica, dal lavoro nell’azienda di famiglia, la Aversana Petroli di Casal di Principe. La stessa azienda che, secondo l’inchiesta che ha portato oggi al suo secondo arresto in un anno, Cosentino e i suoi fratelli difendevano sul mercato senza nessuno scrupolo, ricorrendo a influenze politiche e ad amicizie “pericolose” per scavalcare le norme e ostacolare i concorrenti. Chiamato in paese “Nick ‘o mericano” in omaggio al soprannome del padre, Cosentino finisce in carcere la prima volta il 15 marzo 2013. Dopo tre mesi ottiene i domiciliari, l’8 novembre torna libero. E’ imputato a S. Maria Capua Vetere nel processo sul presunto reimpiego di capitali illeciti per la costruzione, mai avvenuta, di un centro commerciale. È coinvolto a Roma, con Verdini e Dell’Utri, nell’inchiesta sulla cosiddetta P3, per la quale è stato chiesto il suo rinvio a giudizio: tra i capi d’accusa il tentativo di dossieraggio contro Stefano Caldoro, nel 2010, per ostacolarne la candidatura a governatore a vantaggio dello stesso Cosentino. Lui si dichiara innocente. Ma le accuse di collusione con i Casalesi ne minano il ruolo in Campania: lascia prima l’incarico di Governo, poi quello di coordinatore del Pdl. Salta il suo tentativo di candidarsi alla presidenza della Regione e nel 2013 viene escluso dalle “liste pulite” del Pdl. È fuori dal Parlamento e da incarichi ufficiali, ma non rinuncia a fare politica. E’ considerato l’ispiratore, ma lui lo nega, della nascita di un nuovo gruppo nel Consiglio regionale, Forza Campania, composto da iscritti a Forza Italia che assumono spesso posizioni critiche verso la maggioranza e verso Caldoro. Ma intanto le accuse dei giudici non si fermano. Appena lunedì scorso la Cassazione afferma che è tutto da dimostrare come per i Casalesi Cosentino sia un “politico bruciato”. Per la suprema Corte il Tribunale del riesame ne ha confermato la scarcerazione con una “superficiale svalutazione” dell’attuale “affidamento” che i camorristi continuano a nutrire in lui. E oggi, per tutt’altra vicenda, Cosentino torna dietro le sbarre.  Un epilogo previsto, peraltro, nel libro “Il casalese”, che fu oggetto di uno scontro giudiziario culminato con le richieste di sequestro e distruzione delle copie del volume e il risarcimento di oltre un milione di euro di danni, come ricorda Pietro Valente, presidente e fondatore della casa editrice Centoautori che pubblicò il libro.