Concordia, bloccati i lavori di rimozione. E intanto Schettino rivela una sua “nuova” verità

La doppia faccia della Concordia: anche adesso che la nave da crociera è tornata in posizione eretta, le cose non riescono a definirsi nella giusta angolazione. E tra accuse reciproche e infinite recriminazioni, ricordi imprecisi e testimonianze contraddittorie, all’infinito balletto delle verità che sta animando il dibattimento processuale di Grosseto, si aggiungono gli stop and go di quella che si annuncia una lunga fase di rimozione della Concordia dal Giglio. Nella mattinata, alla ripresa dei lavori di montaggio dei cassoni di galleggiamento, infatti, le operazioni si sono immediatamente bloccate: e istantaneamente è ricominciato il gioco delle attribuzioni di responsabilità, tra la Costa e l’Osservatorio di monitoraggio stavolta, che sulle prime è sembrato non avesse concesso l’autorizzazione per il montaggio dei cassoni sul lato di dritta, poiché non sono ancora noti né i modi di trasporto, né il porto di destinazione finale. Ma L’Osservatorio, chiamato in causa, ha rispedito al mittente questa versione dei fatti: «Non è stata la nostra struttura a bloccare le operazioni. È stata Costa con una lettera – ha affermato in una nota il presidente dell’organismo di controllo sui lavori di rimozione del Giglio, Maria Sargentini – a ritirare la richiesta di autorizzazione al montaggio, in attesa di poter fornire una documentazione completa sull’operazione». E del resto, sullo stop alle manovre in corso si è espresso anche Sergio Girotto, rappresentante del Consorzio Titan Micoperi, che sta operando per la rimozione della Concordia: «L’Osservatorio ci ha chiesto delle informazioni supplementari dal punto di vista ambientale, considerando carente la documentazione su una delle due ipotesi di rimozione del relitto, quella che riguarda la nave olandese Vanguard. È stato un atto corretto, e noi in qualche giorno presenteremo all’Osservatorio quel che ci è stato richiesto per poter riprendere i lavori».
Comunque stiano le cose, il blocco temporaneo dei lavori avrà comunque delle ripercussioni sui tempi di spostamento della nave, come del resto già paventato dal commissario per l’emergenza Franco Gabrielli nell’audizione di una settimana fa al Senato. In tutto ciò, come se non fosse ancora abbastanza, le cronache del naufragio continuano a registrare nuove versioni dell’accaduto e, soprattutto, nuove accuse mosse dal capitano Schettino. «È tutta colpa dei miei ufficiali – ha dichiarato al Secolo XIX il comandante – . La verità è quella del codice di navigazione. Stavamo a mezzo miglio dalla costa, e a quella distanza il governo della nave è affidato alla guardia». Una nuova lettura dei fatti, dichiarata al quotidiano genovese, sostenuta non prima di aver negato che la nave stesse facendo l’inchino: «Solo un passaggio ravvicinato a mezzo miglio marino. Invece ci siamo trovati sugli scogli e nessuno a dire: “comanda’, siamo alla distanza minima, comanda’ attenzione”». Poi, continuando a puntare il dito contro altri presenti la notte della tragedia sul ponte di comando, aggiunge: «Ordino al timoniere di accostare prima a dritta per aggirare lo scoglio poi a sinistra per evitare che la poppa schiaffeggi il basso fondale. Ma il timoniere sbaglia, e alla fine va a dritta». A questo punto, impossibile anche ammettere di aver abbandonato la nave: «Mi hanno scagionato tutti, usando termini diversi: caduto, scivolato, saltato su una lancia… la verità è che, se un piano inclinato s’inclina oltre un certo grado, sei soggetto alla forza di gravità». E un’univoca e concordante versione dei fatti sulla quell’incredibile naufragio, continua a non venire a galla…