Con Renzi tutti più poveri: nell’uovo di Pasqua la tassa anche sugli stipendi medi?

#Amici gufi ma aspettate venerdì no? Matteo Renzi continua a cinguettare con baldanzoso ottimismo secondo il rito della televendita, ma le coperture per  gli sbandierati 80 euro in busta paga per i lavoratori con un reddito inferiori ai 25mila euro restano un mistero mentre è scattata la corsa contro il tempo in vista del Consiglio dei ministri di venerdì santo. Tra conferme e smentite si rincorrono le ricette più fantasiose per trovare le risorse per tagliare l’Irpef ai ceti medio-bassi. La caccia ai soldi è difficile e irta di ostacoli. Tanto che fonti di Palazzo Chigi con notevole imbarazzo sono state costrette a smentire l’ipotesi di interventi sulle detrazioni, come riportato da quasi tutti gli organi di stampa. Si invita a diffidare di voci, bozze, ipotesi e ad aspettare il Consiglio dei ministri di venerdì, una pezza peggiore del buco che dimostra le difficoltà della navigazione di Renzi. Tra i nodi, emersi dalle ricostruzioni giornalistiche, l’estensione dei benefici anche agli incapienti (la fascia di coloro che guadagnano meno di 8000 euro e non pagano le tasse) che però si dovranno accontentare di un bonus più basso: 40/50 euro al mese contro i famosi 80 che andranno a chi le tasse le paga e avrà lo sconto promesso dal governo. Il tutto sulla scia della figuraccia della lettera all’Ue con cui il governo ha annunciato lo slittamento del pareggio di bilancio al 2016 (invece che per il 2015 come ci chiede il fiscal compact) e che Bruxelles non avrebbe mai ricevuto.

Sul fronte delle coperture, insomma,  si scandagliano tutte le voci incluse quelle accantonate della spending review sul comparto della Difesa e sui costi degli F35 mentre torna l’idea di agire utilizzando un bonus che sarebbe anticipato dai datori di lavoro che poi, a loro volta, lo sconterebbero da quello che devono pagare all’erario. Il costo dell’intervento per i più poveri (in tutto sono 4 milioni, quindi non sarebbero tutti compresi) sarebbe approssimativamente di 1 miliardo. Il bonus arriverebbe anche a colf e badanti con redditi sotto gli 8.000 euro mentre non riguarderà i pensionati. Insomma sembra prendere sempre più piede l’ipotesi, prontamente smentita dal governo, di tagliare gli stipendi medio-alti, cioè di chiedere un contributo di solidarietà, un vero e proprio tributo, che verrebbe applicato agli stipendi sopra la media e che rischia di far crollare i consumi.

La voce che circola da qualche giorno è un progetto segreto nell’aria da un paio di mesi nelle stanze del Tesoro. L’ipotesi è che vengano colpiti gli stipendi più alti (già sottoposti al tetto-Napolitano) ma anche quelli intermedi (90mila euro lordi) con un meccanismo a scalare che colpirebbe anche i quadri. Sarebbero interessati sia i dipendenti del settore pubblico che di quello privato con un contributo non inferiore al 3 per cento. L’aliquota sommata al tetto Irpef massimo e alle addizionali regionali e comunali, potrebbe portare il livello del prelievo statale a sfiorare il 50 per cento. Altro che meno tasse e più sviluppo. A pagare non saranno solo i Paperoni: chi è povero non risolverà i suoi problemi con un’elemosina in più e chi non ha uno stipendio da fame potrebbe ritrovarsi bisognoso. Un colpo di grazia all’economia di Demolition man.