Chiacchiere al posto delle riforme. Così le sfide di Renzi trasformano le opportunità in un costo per il Paese

Le slide di Matteo Renzi con i pesciolini rossi cominciano a diventare un costo per gli italiani. Passata l’attenzione per la trovata mediatica con cui il premier ha presentato i suoi provvedimenti economici è emersa una verità triste e dannosa per i conti pubblici italiani. Triste perché con il bonus di 80 euro al mese in busta paga il segretario del Pd sta semplicemente facendo campagna elettorale per le europee. Mentre con una mano allunga qualche banconota con l’altra toglie altrettanto, soprattutto intervenendo sul taglio delle detrazioni. Ma la notizia peggiore rispetto a questa strategia l’ha spiattellata in Parlamento il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che intervenendo nell’aula della Camera sul Def ha chiesto un voto a maggioranza assoluta per rinviare il pareggio di bilancio, previsto nel 2015, all’anno successivo.

Dopo un lungo dibattito, recentemente l’Italia si è dotata di una norma costituzionale che la obbliga a chiudere in pareggio il Bilancio dello Stato, ma appena è giunto Renzi al governo la prima soluzione trovata è stata quella del rinvio, con voto parlamentare e richiesta “col cappello in mano” alla Commissione Europea. Le parole di Padoan sono state dure e destano preoccupazione. Ha parlato di ripresa economica «ancora fragile», di «liquidità delle imprese ancora lontana da livelli accettabili», di «situazione del mercato del lavoro ancora molto difficile», il tutto con numeri drammatici registrati negli anni passati, con una perdita del 9% della ricchezza dal 2007 a oggi e una crescita molto inferiore al potenziale stimato, talmente inferiore da farci tornare su questo parametro ai livelli del 1965.

Analizzata distrattamente questa novità potrebbe apparire un’opportunità per investire maggiormente sulla ripresa economica, ma le misure ideate da Palazzo Chigi non aiuteranno la crescita. Dieci milioni di italiani saranno contenti sapendo di avere qualche spicciolo in più, almeno fino a quando non capiranno che gli è stato sottratto altrettanto in un’altra voce, daranno forse qualche voto in più a Renzi, mentre l’Italia si allontanerà da quel percorso virtuoso che era costato non pochi sacrifici ai cittadini. Peraltro senza alcuna riforma strutturale che faccia ben sperare per il futuro. Se fino ad oggi le chiacchiere economiche di Renzi potevano solo destare sospetto, adesso c’è la certezza che i conti pubblici stanno per essere peggiorati, come dimostra la richiesta fatta da Padoan al Parlamento di autorizzare il governo a rinviare il pareggio di bilancio. C’è così una certezza assoluta, che dall’arrivo di Renzi l’Italia ha più debiti di prima.