Caso Stamina, chiusa l’inchiesta: venti indagati. Vannoni sott’accusa per truffa

La procura di Torino ha chiuso l’inchiesta sul caso Stamina. Il pm Raffaele Guariniello ha notificato i provvedimenti con i capi d’accusa per venti indagati. Coinvolti Davide Vannoni, il “padre” del metodo  e il numero due di Stamina Foundation, Mario Andolina, chirurgo ora in pensione ed ex coordinatore del Dipartimento trapianti all’Irccs di Trieste. Nella lista ci sono anche neurologi, biologici, otto medici degli Spedali Civili di Brescia e anche un membro dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Una vicenda complessa che si è consumata tra piazze e tribunali e legata al metodo ideato da Vannoni, basato sull’utilizzo a fini terapeutici di cellule staminali prelevate dal midollo osseo (note per la loro capacità di dare origine ai tessuti di ossa, pelle e cartilagine). Gli indagati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata dall’essere in danno al servizio sanitario nazionale, somministrazione pericolosa di farmaci. Il reato di associazione a delinquere viene contestato dalla procura di Torino agli indagati a partire dal novembre 2006. Nei confronti di Davide Vannoni, i Nas e la procura di Torino ipotizzano anche il reato di esercizio abusivo della professione medica e violazione delle norme della privacy, in riferimento ai video di alcuni bambini malati pubblicati su Facebook per promuovere il trattamento. Indagati, a vario titolo, anche Gianfranco Merizzi, amministratore delegato di Medestea; Klimenko Vyacheslav e Olena Shchegelska, biologi ucraini; Leonardo Scarzella, neurologo operante presso l’ospedale Valdese di Torino; Luigi Bistagnino, architetto del Politecnico di Torino; Marcello La Rosa, dirigente dell’Ires Piemonte; Roberto Ferro, presidente del Poliambulatorio Lisa di Carmagnola (Torino); Luciano Fungi, medico del Poliambulatorio Lisa di Carmagnola (Torino); Andrea Losana, ortopedico che operava in regime di service all’ospedale Valdese di Torino; Mauro Delendi, direttore generale dal 2007 al 2010 del Irccs di Trieste; Ermanna Derelli, direttore sanitario degli Spedali Civili di Brescia; Fulvio Porta, direttore di struttura agli Spedali Civili di Brescia; Carmen Terraroli, membro della segreteria scientifica del Comitato etico degli Spedali civili di Brescia; Arnalda Lanfranchi, dirigente di sezione agli Spedali Civili di Brescia; Gabriele Tomasoni, direttore di struttura agli Spedali civili di Brescia; Carlo Tomino, responsabile dell’Ufficio ricerche e sperimentazione dell’Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco; Erica Molino e Mauriello Romanazzi, accusati di esercizio abusivo della professione di biologo. Nel provvedimento sono indicati più di sessanta pazienti che sarebbero stati truffati. L’avviso di chiusura indagine prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Gli indagati avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o per presentare memoriali difensivi o altri documenti. L’inchiesta si era già formalmente chiusa nel 2012, ma nei mesi successivi Guariniello aveva continuato gli accertamenti. Alcune posizioni sarebbero state stralciate il che prelude ad alcune archiviazioni o, forse, alla necessità di effettuare ulteriori accertamenti.  «Non sono molto stupita – ha commentato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – l’importante è che ne esca chiarezza, perché qui le vittime sono le migliaia di persone che hanno creduto di poter avere una cura». Una vicenda che ha diviso in due il Paese tra sostenitori e oppositori del metodo. Per Vannoni la tecnica è efficace per curare le malattie neurovegetative. Secondo la Fondazione Stamina, sarebbe possibile trasformare le cellule staminali anche in neuroni, utilizzando una sostanza nota per la funzione che svolge nello sviluppo delle cellule, come l’acido retinoico, e diluendola nell’etanolo. La tecnica consisterebbe quindi nell’estrarre le cellule staminali mesenchimali dal midollo osseo dei pazienti, nel tenerle in coltura nell’acido retinoico diluito per farle differenziare in cellule nervose e quindi nel reinfonderle nello stesso paziente. La Fondazione Stamina ritiene che la tecnica sia efficace per curare malattie neurodegenerative, come l’atrofia muscolare spinale (Sma). Quest’ultima è diventata famosa come la ”malattia di Celeste”, dal nome della bambina di due anni i cui genitori hanno presentato nell’agosto 2012 un ricorso perché potesse riprendere la terapia sperimentale cui era stata sottoposta presso gli Spedali Civili di Brescia.