Brunetta boccia la riforma: «Troppi 21 senatori scelti dal Quirinale». E Verdini tratta con Renzi

«La riforma costituzionale del Senato, predisposta dal povero Renzi, è stata scritta con i piedi». Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a Unomattina, su Raiuno. «Le dico solo una cosa divertente, lascia al Capo dello Stato la nomina di 21 senatori che sono esattamente il numero dei senatori di Lombardia, Lazio e Sicilia messe insieme. Le pare possibile che si possa dare a un presidente della Repubblica il potere di nomina di 21 senatori della cosiddetta società civile, che sono di un numero superiore a quello delle più grandi regioni italiane?». Il giudizio di Brunetta è impietoso: questa «è una riforma scritta con i piedi. Dal ragazzo Renzi, tanta buona volontà, tanti annunci, però contenuti… E io lo posso dire perché su Renzi non sono mai stato tenero». Quella sul numero eccessivo di senatori scelti dal Quirinale non è l’unica obiezione posta da Forza Italia. Ci sono molti “azzurri” che vogliono mantenere l’eleggibilità dei futuri senatori, pur superando il bicameralismo perfetto. Come pure il partito è in fibrillazione sul numero eccessivo previsto a Palazzo Madama per i sindaci. Altro tema cruciale, Forza Italia non intende lasciare al nuovo Senato la facoltà di eleggere il presidente della Repubblica. Quest’ultimo, secondo una vecchia battaglia della destra, dovrà essere invece eletto direttamente dal popolo. A Unomattina Brunetta ha punzecchiato più volte il premier («Il più grande populista in questo momento si chiama Renzi, che sta cercando di combattere il populismo antieuropeo con il suo populismo d’accatto»; «Vogliamo paragonare Renzi a Berlusconi? Forse ha copiato. È un democristiano che ha rottamato il Pd, il che la dice lunga sul povero Partito democratico»). Al di là delle punture di spillo del presidente dei deputati di Forza Italia,  le trattive vanno comunque avanti. Un dato che è confermato dal nuovo incontro a Palazzo Chigi tra Renzi e Denis Verdini lo sherpa berlusconiano incaricato di trovare la quadra sulle riforme. I due si erano già incontrati nel week end per limare gli aspetti più controversi, come appunto i 21 senatori nominati dal Quirinale. Un punto sul quale Renzi pare disposto a trovare un compromesso.