Assolta dopo 8 anni: vita personale e politica distrutta. No, non è Tortora: si chiama Giusy

“Il fatto non sussiste”. Ma la condanna mediatica, quella che aveva cancellato Giusy Savarino dalla vita politica tenendola sulla graticola per otto anni, quella sussiste, eccome. Piccoli particolari, certo, di fronte a un’assoluzione. Ma se è vero che le sliding doors della vita possono anche coincidere con le porte di un tribunale, che può portarti all’inferno o regalarti una resurrezione, è anche vero che il problema sono i tempi: un purgatorio di otto anni non è un po’ eccessivo, perfino per i tanto bistrattati “politici”?

La decisione della Corte d’appello di Palermo, che ha assolto l’ex deputata regionale dell’Udc Giusy Savarino, accusata di abuso d’ufficio nell’ambito di un’inchiesta su presunti concorsi truccati alla Asl di Agrigento, arriva a chiudere una vicenda iniziata nel 2006 e in primo grado si era conclusa con la condanna dell’imputata a tre anni e sei mesi. Con il conseguente esilio volontario della Savarino dalla vita politica siciliama, Oggi, invece, il ribaltone giudiziario che la diretta interessata accoglie con un misto di rabbia e soddisfazione: «Dopo otto anni dai fatti contestati e sei di inutile e doloroso processo, che ha stravolto la mia vita e condizionato la mia carriera, vengo assolta perché il fatto non sussiste. Dovrei essere felice, ma non riesco a dimenticare quanto questo processo Kafkiano mi abbia tolto». E spiega: «In questi anni, pur essendo garantista, mi sono volutamente allontanata dalla scena politica per non essere accomunata dai tanti giustizialisti di maniera ai delinquenti veri e a quel malaffare che ho sempre combattuto, anche dentro le istituzioni e nel mio stesso partito. Dovrei ringraziare i giudici che mi hanno assolto? Finchè ci saranno magistrati col potere di processarti, metterti nel tritacarne, rovinarti, basandosi sul nulla, ho qualche umana difficoltà a ringraziare».  Non siamo di fronte a un caso Tortora, certo. Ma è difficile dar torto a Giusy sui “ringraziamenti”, ma è anche vero che la giustizia ha dimostrato di sapersi correggere in corsa. Peccato che ci abbia messo un’eternità. Otto anni sono troppo per tutti, figuriamoci per un’innocente.