Via col Veneto: dietro il referendum farsa c’è un segnale di malessere (video)

Due milioni di clic, una consultazione popolare in Rete (alla Grillo) per ottenere un risultato (alla Bossi): la secessione del Veneto. Accade a Treviso, dove gli indipendentisti  guidati da Gianluca Busato, un ex leghista che ha attraversato negli anni tutti i movimenti venetisti, che venerdì sera ha proclamato dal palco di Piazza dei Signori «la nascita della Repubblica veneta», dichiarando nello stesso tempo «decaduta la sovranità italiana sul popolo e sul territorio veneto». A Radio Padania, in queste ore tiene banco il successo del risultato popolare: i promotori di “Plebisicito.eu” hanno fornito i dati del referendum, partito domenica 16 marzo e conclusosi venerdì 21. «I voti conteggiati sono stati due milioni 360.235, pari al 73,2% degli aventi diritto al voto in veneto; i sì all’indipendenza due milioni 102.969, pari all’89% dei votanti, i no 257.276 (10,9%). I voti ritenuti “non validi”, 6.615 (0,29%)». È stata una consultazione virtuale in tutti in sensi: perché fatta soprattutto attraverso la rete, oltre che con schede raccolte nei gazebo, e “voti” telefonici, e perché, Costituzione alla mano, non ha alcun valore formale, men che meno istituzionale. L’articolo 5 della Carta sancisce che la Repubblica italiana «è una e indivisibile». Secondo quanto riportato dal quotidiano locale Il Gazzettino, in Piazza dei Signori a Treviso si sono radunate poco meno di cinquecento persone «con bandiere di San Marco, tanto entusiasmo secessionista e qualche “reduce”, come il fondatore della prima Liga Veneta, Franco Rocchetta. Sul palco c’era anche un ex del commando dei Serenissimi che nel 1997 assaltò Piazza San Marco, il veronese Andrea Viviani, che ha ascoltato la dichiarazione di “indipendenza”. Secondo il sociologo Roberto Weber, interpellato dal Corriere della Sera, sarebbe un grave errore liquidare il referendum come una pagliacciata. Il presidente dell’Istituto Ixè (istituto di riferimento per la trasmissione di Raitre Agorà) cita un sondaggio del febbraio 2014 sull’opinione dei veneti sull’indipendenza territoriale. «Un 30% degli intervistati si sente “veneto” prima che europeo (25%) o italiano (44%) e la percentuale è ancora più alta, a sorpresa, tra i giovani 18-24 anni (37%). E alla domanda se l’ipotesi di un Veneto indipendente «ha una base solida e ragionevole» il 43% risponde senza esitazioni sì». La politica intanto tiene le antenne bene allertate. Tra i primi a lanciare l’allarme, Fratelli d’Italia. Commenta su Twitter Ignazio La Russa: «Secessione Veneto: l’identità nazionale bene primario. Capisco malessere cittadini ma spazzare via ogni ipotesi di secessione».