Verso l’8 marzo renziano: fiori alle ministre e addio silenzioso al ministero delle Pari opportunità

Rose per le ministre del governo Renzi. Il ‘barone delle nevi’, personaggio folcloristico di Belluno, al secolo Giuseppe Rudatis, dopo aver consegnato domenica un’orchidea alla moglie del premier Matteo Renzi a Pontassieve oggi è arrivato a Roma diretto a Palazzo Chigi. Vestito alla tirolese, porta sulle spalle un grande cesto ricolmo di fiori con tanto di cartello rosa dove si legge “Dalle Dolomiti per le donne del governo Renzi”. Peccato, dice però, che “oggi pare io non possa incontrarle. Mi hanno detto che non ci sono. Vorrà dire che lascerò i fiori a qualche ambasciatore”.

E dunque la zona di Montecitorio si “ingentilisce” con la presenza di un donatore di rose. Una “romanticheria” di cui forse si sentiva il bisogno dopo gli insulti, i “vaffa”, le botte che hanno coinvolto persino i questori, i sit in di protesta, gli scudi di cartone degli studenti arrabbiati, i Forconi in marcia sulla Capitale e tutto il resto che sappiamo.

E anche per le ministre renziane, sommerse dalle critiche, l’omaggio floreale è una piccola pausa in una tempesta di dichiarazioni ostili. E c’è chi l’ha anche buttata sul sessismo. E’ stata Marina Terragni, giornalista e scrittrice, schierata con Se non ora quando, a prendersela con il conduttore della trasmissione Le Iene che apostrofa la bella ministra Maria Elena Boschi: “Ahò, sei una figa strepitosa…”. Dice Terragni: una vera molestia, che in Spagna, in Germania e tantomeno in Svezia non sarebbe potuta accadere. Su Fb Pierluigi Battista riprende un tormentone abbastanza noto: anche Mara Carfagna fu volgarmente insultata (da Sabina Guzzanti) ma nessuno la difese. Battista osserva volentieri – è evidente – l’accapigliarsi di femministe post ed ex sulla questione Carfagna come Maria Elena Boschi? Perché le ex femministe se le danno di santa ragione (verbalmente, s’intende) per decidere chi tra loro è più o meno moralista, chi è più o meno libertaria. Questioni che il paese sente con intensità. E intanto oggi, nel campo avverso alla sinistra, nessuna spende una parola per le ministre di sinistra oggetto di allusioni e ammiccamenti mediatici più o meno insolenti, più o meno volgari. Addio solidarietà di genere. Aspettando l’8 marzo renziano. A proposito: il nuovo premier ha abolito il ministero delle Pari opportunità che neanche il “maschilista” Berlusconi ebbe il coraggio di toccare. Peccato dover ascrivere al renzismo un risultato che la destra poteva tranquillamente intestarsi.