Venezuela, contro il pugno di ferro del socialista Maduro tutta l’opposizione scende in piazza domenica

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro, alfiere della democrazia socialista, ha annunciato nuove “misure drastiche”, ossia il pugno di ferro, contro le proteste antichaviste che si susseguono da oltre un mese e che hanno lasciato finora un bilancio di 28 morti e 365 feriti, secondo cifre ufficiali del governo di sinistra. Le forze di sicurezza si concentrano da giorni in quello che Maduro ha descritto come «la liberazione di spazi per la comunità», cioè la lotta contro le “guarimbas”, le barricate erette dai manifestanti oppositori nelle zone in cui sono più attive, come l’est di Caracas, il nord di Valencia (capitale di Carabobo, nel nord-ovest) e San Cristobal (capitale di Tachira, nell’ovest). «I “guarimberos” finiranno in carcere o dovranno andarsene, non so dove andranno ma queste “guarimbas” violente finiscono qui!», ha tuonato Maduro, che ha ripetuto che «cecchini delle “guarimbas” fasciste» sono responsabili della morte di tre persone a Valencia mercoledì scorso, malgrado i familiari delle due vittime civili sostengono esattamente il contrario, ossia che sono state uccise da gruppi armati filogovernativi. D’altra parte, il Tribunale supremo di giustizia (Tsj) ha ordinato a tre sindaci dell’opposizione di usare la polizia municipale per assicurare la circolazione stradale, minacciando di commissariare i loro Comuni «se non contribuiscono alla pacificazione e all’ordine pubblico». Dal canto loro, gli studenti antichavisti hanno convocato una nuova manifestazione per domenica a Caracas e in altre città del Venezuela per protestare contro «la repressione brutale» delle mobilitazioni che si susseguono da oltre un mese. Le proteste hanno l’appoggio dell’opposizione, con la quale hanno fissato una serie di condizioni per partecipare alla Conferenza per la pace lanciata da Maduro. «Domenica prossima tutti in piazza per dire no alla violenza, alla repressione, all’ingerenza cubana: dobbiamo unirci a questo grande movimento popolare lanciato dagli studenti», ha dichiarato la deputata antichavista Maria Corina Machado, secondo la quale «la repressione senza precedenti» delle proteste «ha fatto cadere la maschera democratica di questo regime». Da parte sua, l’ex candidato presidenziale antichavista Henrique Capriles ha spiegato che la coalizione di opposizione (Mud) ha posto una serie di condizioni per accettare di partecipare al dialogo con il governo di sinistra. La prima condizione posta del Mud è la liberazione di Leopoldo Lopez, dirigente del partito Volontà Popolare, attualmente rinchiuso in un carcere militare, accusato di associazione per delinquere e istigazione della violenza di piazza.