Una rockstar al congresso del Ppe. Il leader degli U2 infiamma i delegati più della Merkel

Non è mai accaduto che una rockstar sia andata al congresso di un partito politico e abbia parlato dal palco. Surreale sarebbe poi immaginare che la stessa rockstar possa recarsi al congresso di un partito moderato o di centrodestra. Invece è proprio quello che è accaduto alle assise del Ppe di Dublino, che hanno visto la partecipazione di un oratore di eccezione: Bono Vox, leader degli U2. E non si è neanche trattato di un intervento di circostanza, da testimonial. No, Bono ha parlato per oltre venti minuti emozionando la platea.  È stato un vero e proprio intervento politico.  «Il mondo ha bisogno dell’Europa e l’Europa comincia da noi», ha gridato  il leader degli U2 dal palco. «Amo l’Europa», ha detto inoltre rivolgendosi ai leader europei, messi alla frusta perché «60 anni dopo Roma questa è ancora una unione economia» . «L’Europa è un pensiero che deve diventare sentimento» ha aggiunto Bono, martellando sulla poca trasparenza, sulla burocrazia, ma affermando pure che «il fatto che ancora esista è incredibile». Bono ha espresso un sentimento diffuso alla base della società europea, affermando solennemente davanti ai parlamentari  di 28 nazioni, a ministri e a capi del governo che si può essere convintamente europeisti andando oltre l’economicismo che ispira attualmente la filosofia delle  istituzioni comunitarie; e soprattutto che c’è una bella differenza tra il condividere un autentico sentimento continentale e l’adeguarsi senza reagire ai diktat di un burocrazia occhiuta e opaca. Speriamo che i leader del più grande partito europeo sappiano trarre ispirazione da questa straordinaria giornata, a partire dalla Merkel, che ha pure ha  scambiato con Bono il gesto del “cinque”. I politici europei dovrebbero riflettere profondamente su quanto affermato da Bono in un dscorso tentuto dieci anni fa: «I politici devono combattere, lavorare ed essere giudicati dai risultati. È una enorme responsabilità essere depositari dei sogni della gente».