Un deputato francese ridicolizza le quote rosa: la parità? Ci sia anche in carcere

Nel momento in cui si allarga a macchia d’olio la richiesta delle quote rosa in ogni settore della società, dal Parlamento ai consigli di amministrazione e magari, fra non molto, anche nelle rappresentanze dei genitori negli asili come nei licei, spunta una provocazione. Ed è quella delle quote azzurre, a tutela dell’altro sesso, quello che – a dispetto di quanto si dice nel politicamente corretto – rischia di diventare il sesso debole. Ecco perché fa discutere a Parigi la richiesta di un deputato francese sul rispetto del principio della parità e uguaglianza tra i sessi anche in carcere, dove i detenuti maschi sono molto più numerosi delle femmine. E non perché le donne fanno meno reati, ma perché probabilmente usufruiscono di permessi e sconti non concessi agli uomini. All’Assemblea nazionale, il deputato Jacques Bompard, sindaco di Orange (nel sud della Francia) e ex membro del Fronte nazionale, ha comunicato per scritto alla ministra delle Pari opportunità, nonché portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem, che «il principio di parità e uguaglianza tra uomo e donna non è rispettato nelle carceri» di Francia, dove ci sarebbero «65.606 uomini e solo 2.214 donne». «Una tale disparità è inaccettabile», ha proseguito Bompard, per il quale «la parità tra i sessi va ristabilita anche in prigione». Ma nessuno lo dica alle nuove femministe parigine, potrebbero arrabbiarsi e gridare il loro «tremate, tremate, le streghe son tornate».